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Pier Iacopo Martello
Lo starnuto di Ercole

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  • ATTO SECONDO
    • SCENA QUINTA Neh
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SCENA QUINTA

Neh

Neh.-Così, o prenze, morrai

nell’inegual cimento;

e Neh disciolta al fine

da te, cui vedrà spento,

potrà gridarsi allora,

qual or si tace, amante

di lui che adoreremo

conquistator Gigante;

mentre i nostri omiciatti

costringerà la tema

a sudar sul lavoro

di novo e gran diadema,

che in raggi d’or girato

su quella fronte altera

ci splenderà non meno

che il sol dalla sua spera.

La mia sciocca rivale,

che incauta osò poc’anzi

di vantarsene presa

alla regina innanzi,

forse che a quell’istante

pagata avrà la pena

del non aver saputo

celar la sua catena;

e nascosa od uccisa

darà a me sola il loco

d’aprir quant’arda avanti

chi l’arde, il mio bel foco;

e di aprirglielo in tempo

ch’unica principessa

io sarò, che per grado

al grado suo si appressa,

e, sapendo ch’io l’amo,

me al fianco suo sovrano

alzerà sulla palma

dell’ampia invitta mano;

e appresso ad un cotanto

monarca io piccolina

sul novo soglio immenso,

qual son, sedrò regina.

Scusi ne la mia fiamma,

che in troppa copia uscìo

dai raispazïosi

sul piccolo cuor mio;

mentre di quella azzurra

vastissima pupilla

a tutta pormi in foco

bastava una favilla.

 

Fine dell’Atto secondo





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