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| Pier Iacopo Martello Lo starnuto di Ercole IntraText CT - Lettura del testo |
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ATTO TERZOSCENA PRIMA Ercole col dito in scena e Fruh Fruh.-Oimè il dosso! Oimè il fianco! più assai che da una torre. o che scompaginando faccia sovra te stesso te crescere altrettanto, s’uom, se d’entrambi un misto. Sei tu forse l’Anteo fra noi non ancor visto, ma che mirato altrove, ma innumerabil gente; riconosciti al piede
Ercole. (di dentro) -Quale io mi sia, son tale che qui do leggi, e voglio o diroccar di un pugno la reggia e il re sul soglio, o quelle due, ch’io vidi volanti, e principesse (se il ver narrasti, o Nana), sien preda a me concesse.
Fruh.-Ah mercé, o bel Gigante; men romoreggia il tuono; tua rimbombante e grossa, come vuoi che la mia sarai tu senza preda.
Ercole.-Ah ah ah ah ah ah
candidi, ognun de’ quali
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