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| Pier Iacopo Martello Lo starnuto di Ercole IntraText CT - Lettura del testo |
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Uy.-Se Anteo vuolsi abbattuto, Ma, perché non a vuoto contr’esso i dardi io scocchi, le mie preghiere, ond’essa a eguagliarmi a un gigante, La metà di me stesso ella m’integri, e mille
Fam.-Minor premio, o consorte, chi per le nostre vite
Kon.-Questo è un tradirvi, o regi, fa ch’io, negando a lui
Colui ch’è si possente che si c'ha in ascendente? e nostra e tua mi preghi.
Ban.-Troppo dài, padre, agli astri; e non son'io con esso, io, che più di un ramarro Io, quel che mentre il sole e che feriran tutti e tempestoso nembo. Forse ch’è delle nostre quanto è di noi maggiore,
Fam.-Ah figlia, ah figlia, alfine quel che, manifestato, Che sì, che sì... tu il sai:
Da un’implacabil fera pur troppo a te palese: miei forse a noi varranno non meno esser gentili. forse poss’io di quella, non furia, io verginella.
Kam.-Qual vecchio anzi a me ignoto e della gente nostra
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