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Fulgenzio Micanzio
Padre Paolo

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  • I primi anni
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I primi anni

Nacque in Venezia, l'anno 1552, alli 14 d'agosto, il padre Paolo, al secolo chiamato Pietro, e per esser di corporatura gracile, all'uso della città, portò il nome di Pierino. Il padre fu Francesco di Pietro Sarpi, originario per gl'avi suoi di San Vido, della patria di Friuli. In Venezia essercitò qualche mercanzia, ma con poca prosperità. Fu per traffico anco in Soria, né con miglior fortuna. Era uomo feroce, piú dedito all'armi ch'alla mercatura, in quale anco ebbe i successi che l'indussero a basso stato. La madre, veneziana d'onesta famiglia di cittadini, si chiamava Isabella Morelli, che nel contaggio del 1576 restò estinta. Mi raccordo aver sentito da lui, da' padri vecchi del monasterio de' servi e da una vecchia sua cugina in quarto grado, ancora vivente, i quali riferivano come per facezia che, quando fu fatto il matrimonio fra i sudetti, parve cosa mostruosa per la diversità delle condizioni, a quelli che non penetrano la disparità ne' i matrimonii esser male grave nelle polizie, ma dell'umanità stessa, però irremediabile, se non con medicina peggiore dell'infermità, come si vede ne' barbari del Canada e nuova Francia, e già anticamente in Sparta. Francesco era uomo di statura picciolo, di color bruno, d'aspetto terribile. Isabella di statura grande, di color bianco, d'aspetto umile, e mite al possibile. Quello dedito all'armi, alle bravure; questa alle devozioni, a' digiuni. In qual sorte di vita, dopo che fu per morte del marito libera, fece tanto progresso che, ricevendo abito religioso, venne in fama di singolar santità e di spirito di profezia. Da quella, come portò l'effigie, particolarmente degl'occhi e della faccia, che la rassomigliava a maraviglia, cosí parve avere i principii d'una singolare pietà e religione.

Morí il padre, lasciando la vedova con Pietro e una figlia in età puerile, la quale per carità e onestà fu tolta in casa da un suo fratello, primo prete titolato della collegiata di Sant'Ermagora. Con quella occasione la madre cominciò avere come perpetua conversazione con le murate eremite di Sant'Ermagora, ove nella vita e pietà fece gran progressi.

Era prete Ambrosio Morelli, uomo d'antica severità di costumi, molto erudito nelle lettere d'umanità, delle quali ancora teneva scola particolarmente, addottrinando nella grammatica e retorica molti fanciulli della nobiltà. Dalla madre e dal zio venivano fomentati in Pietro quei semi di vera pietà, che poi col divino aiuto crebbero in progresso dell'età, come il grano della senape, a cui il Salvatore fece simile il regno de' cieli, ch'è la stessa pietà verso Dio. Ma dal zio ebbe i primi rudimenti, insieme con molti nobili, de' quali alcuni sono riusciti eccellenti in erudizione e senatori amplissimi, come il signor Andrea Moresini, scrittore dell'istoria veneta, degno d'eterna memoria. Alcuni sono ancora vivi e testimonii della felicità dell'ingegno del padre di cui trattiamo; che con la diligenza del maestro, quale si può stimare d'un zio, in breve fece quel progresso che era bastevole per passar anco all'arti piú sode et alle scienze maggiori, logica e filosofia. Et avendo scoperto prete Ambrogio nel nipote una congiuntura che non cosí spesso si trova, una memoria grande con un giudizio profondo, giudicò fomentare l'un e l'altro; perché l'essercizio, o gl'amigliora, o meglio gl'attua e discuopre, o leva quelli impedimenti che non gli lasciano esplicare le loro attività. E se gl'ingegni a quell'antico parvero campi animati, abili a diversi semi e d'ineguale fecondità o sterilità, ben pensò il prete all'importanza della cultura. Però assiduamente essercitava il giudizio col farli fare continove composizioni, usando anco in esse piú rigore ch'a quella puerizia, massime in una complessione debole, pareva convenirsi, e la memoria, non solo col imporgli necessità di recitargli molte cose a mente, ma particolarmente alcune col udirle una sola volta. I padri, dopo che hanno veduto in esso un'erudizione veramente incredibile, raccontavano cose mostruose della sua memoria. Ma egli diceva seriamente che in questo genere d'essercizio non aveva sotto il zio passato questo termine di recitare trenta versi di Virgilio o d'altro autore col sentirgli una sol volta correntemente leggere.

Davano già in quell'età anco i suoi diportamenti segni de' costumi futuri che chiameremo inclinazioni naturali, de' quali i buoni ha poi tanto accresciuti a perfezzione, e gl'imperfetti corretti con la virtú, com'era una ritiratezza in sé medesimo, un sembiante sempre penseroso, e piú tosto malinconico che serio, un silenzio quasi continuato anco co' coetanei, una quiete totale, senza alcun di quei giuochi, a' quali pare che la natura stessa ineschi i fanciulli, acciò che col moto corroborino la complessione: cosa notabile che mai fosse veduto in alcuno. Poi, cosí servò in tutta la sua vita, et all'occasioni diceva non poter capir il gusto e trattenimento di chi giuoca, se non fosse affetto d'avarizia. Una alienazione da ogni gusto, nissuna avidità de' cibi, de' quali si nutriva cosí poco, che restava meraviglia come stasse vivo. Il che ha servato in tutta la sua vita, e vino non usò mai sino di sopra trent'anni di sua età.

Abitava nel convento de' servi allora un padre Giovanni Maria Capella da Cremona, dottore e teologo, in quella religione stimato in quell'età consommatissimo, e particolarmente aderente all'opinioni di Scoto, nella quale dottrina aveva fama d'avere pochi pari. La vicinanza dell'abitazioni fece che prendessero conoscenza prete Ambrogio e questo padre, e con quell'occasione, veduto l'ingegno di Pietro, cominciò leggergli logica. E perché, come sono alcuni terreni tanto fecondi che, ad ogni minima agricoltura, superano anco il desiderio, non che la speranza di chi gli lavora, cosí avvenne che in brevissimo spazio di tempo fece tali progressi, passando anco alli studii di filosofia e teologia, che precorreva ogni espettazzione, e 'l maestro istesso confessava non aver piú che insegnarli, occorrendo anco molte volte che lo scolare prendesse opinione diversa dal maestro e che la sottigliezza delle raggioni lo facesse mutare di parere. Di che nelle note alle mie mani venute sono molti particolari che tralascio di narrare. Cominciò anco in quella puerizia ad apprendere le matematiche all'uso degl'antichi savi, e le lingue greca et ebrea, con la commodità di maestri in Venezia, allora cospicui.

Ma con la familiarità e co' studii entrò Pietro anco in desiderio di ricevere l'abito de' servi, o perché gli paresse vita conforme alla sua inclinazione ritirata e contemplativa, o perché vi fosse allettato dal suo maestro.

È proprietà della mente umana negl'effetti non attendere se non alle cause prossime, e particolarmente in quali essa ha qualche parte, e sopra quelle sole fondando il suo giudizio, senza risguardar ad un numero investigabile di cause antecedenti per longhissimo tratto, forma anco il caso e la fortuna. Ma la divina providenza, che tutto ordina con una connessione di cause et effetti. ci guida a fini molto piú sublimi. Gl'effetti seguiti non lasciano luogo per dubitare che non fosse un compulso divino e una divina vocazione quella di Pietro al farsi religioso; perché, essendovisi opposti la madre e 'l zio prete Ambrogio, che lo voleva far prete della sua chiesa, e perciò lo faceva già andar in abito, né per essortazioni, né per duri trattamenti, de' quali patí molti, poté esser rimosso dal suo proponimento, sin che l'anno 1566, alli 24 novembre, fu ricevuto all'abito della religione de' servi. E di che erudizione già in quella puerizia fosse, si può di qui argomentare. che 'l giorno seguente tenendosi una annuale e solenne disputa nella chiesa de' padri minori de san Francesco, detta Santa Maria de' Frati, fu egli mandato ad arguire contra le tesi proposte, ove diede gran maraviglia del suo spirito grande e sodo a tutta la corona; e sul principio della disputa la eccitò a grave riso, perché non si raccordando aver mutato abito, negl'atti di creanza che si fanno tra disputanti, credendo cavarsi la berretta, si trasse il cappuccio, che gli restò pendente in mano.

 




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