Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Fulgenzio Micanzio
Padre Paolo

IntraText CT - Lettura del testo

  • Gli studi fisici e naturali
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Gli studi fisici e naturali

Col finir il carico di provinciale, deposto il peso, entrò in una quiete ch'egli chiamava tutto il riposo che godesse nella sua vita; perché niente s'intrometteva nel governo, nel quale i mali non erano ancora o ben veduti, o tollerabili, senza fazzioni o mal contenti. E come a chi è stanco è piú soave il riposo e piú lo gusta, cosí per tre anni s'immerse tutto nelle speculazioni delle cose naturali. E per perfezzione, la cognizione appresa, anco passò ad operare di sua mano nelle trasmutazioni de' metalli, nelle distillazioni di tutte le sorti. Non che mai fosse tocco dalla vanità che si potesse o intendesse fare l'oro, o che uomo discreto si potesse o dovesse indurre ad inquirirlo. Di che sia argomento ch'in questi tempi stette più mesi, dopo peregrinata l'Italia e delusi tanti prelati e principi, in Venezia quell'insigne impostore sopranominato Mamugna, creduto far oro, che fece benissimo intendere il senso di Diogene, quando disse che non segregava dal volgo n'anco i re. Perché nella credenza o comedia non solo entrò il volgo con tal eccesso, che chiamava miscredenti quelli che negavano che colui facesse oro, ma cardinali, prencipi, il papa stesso Sisto V, gran prencipe e di tanto sapere et esperienza, che se l'impostura non si scopriva, aveva dati indizii di muover controversia a Venezia, ove era costui, per punto d'immunità o giurisdizzione ecclesiastica, essendo come si dicono. Il padre sempre si burlò, et ad amici grandi, che volevano condurlo a fargli veder la prova, sempre rispose che l'avrebbono poi stimato pazzo, non che leggiero. E de' suoi famigliari intimi, co' quali teneva propositi di tale impostura, erano quei gentiluomini che, tenendo per sicuro il giudizio del padre, furono inventori di quella mascherata per mostrar ciò che sentiva. Vestendo uno di loro da Mamugna, in una barca con fuoco, carbone, crucioli, mantici, bozze et altri ordigni chimici, andarono per tutta la città, facendo gridare al Mamugna: «A tre lire il soldo dell'oro fino»; uno de' quali vive ancora senatore prestantissimo e di costumi e virtú singolari, che merita menzion in altro ch'in questa azzione giovenile. E si burlava il padre con chi gli riferiva aver veduto far l'oro, e diceva: «Vedremo dunque quello ch'ha detto il chaus». Perché, essendo allora a Venezia venuto uno di quei nunzii da Constantinopoli per negozii che si chiamano chaus, sentendo quel chaus che colui faceva l'oro, alla laconica, come quella nazione usa, altro non disse, se non: «Il gran signore dunque verrà a servirlo». Et il padre, che tanto volentieri ragionava con chi professava la distillazione, come v'entrava l'umor dell'oro non gl'avrebbe parlato per assai, perché tutta la sua essercitazione era per la sola cognizione della natura. In che ponno li piú gran medici dell'età nostra testificare la grandezza del suo sapere, le molte cose da lui ritrovate e communicate ad altri di tale professione, che se ne sono onorati.

effetto ammirando, né proprietà occulta, né cosa è scritta et esperimentata, che non vedesse et essaminasse. Et oltre l'umano credere era versato in tutte le cose di quell'arti, che pareva ch'in quelle sole avesse collocata tutta l'età. In questo tempo, e molto piú anco negl'anni seguenti, s'essercitò nell'anatomia di tutte le sorti d'animali, per il piú de' vivi che gli capitavano per le mani, e gli tagliava esso medesimo. Particolarmente l'anatomia dell'occhio l'aveva cosí perfetta, che non si sdegnava l'Acquapendente allegare, e nelle lezzioni, e ne' libri stampati, l'autorità del padre Paolo. E quel cosí celebre uomo, come parlava di lui, ne parlava come dell'oracolo di questo secolo. Oltre l'altre erudizioni, era molto versato nella cognizione delle proprietà de' semplici, della natura de' minerali, de' metalli, di maniera che non fosse scibile quello ch'in tali professioni egli non sapesse. Si sono bene fatta ragionevole maraviglia quelli che sono informati della verità, che come l'Acquapendente nel suo trattato De visu ingenuamente confessa aver da lui imparato il modo col quale nell'umore cristallino di refrazzione si faccia visione, e ch'egli è il primo osservatore che le tuniche dell'occhio siano opache e dense, come tutte l'altre, ma diventano diafane e trasparenti per esser di continuo imbibite d'un umor chiaro, come la natura nelle caverne de' monti rende diafana la terra, per sé medesima opacissima, per la continua irrigazione dell'acqua, come si può vedere ne' cuogoli, e come anco l'arte per l'infusione rende tralucide e trasparenti le scorze e radici, di sua natura dense et opache. Cosí, essendo tutto il trattato dell'occhio, che va sotto nome dell'istesso Acquapendente, o almeno tutto quello che contiene di nuove e pellegrine speculazioni et esperimenti, del padre, di che io ho parlato con quelli che sono testimonii oculari e di scienza, non abbia attribuita almeno parte della lode a chi si doveva tutta, ma molto piú in cosa di maggior momento, della ritrovata delle valvule interne nelle vene. Di qual argomento non si trova ch'alcuno, né degl'antichi, né de' moderni, abbia fatta menzione, perché era cosa incognita sin a' nostri tempi, che l'Acquapendente ne mosse la questione in una publica anatomia. Ma sono ancora viventi molti eruditissimi, et eminentissimi medici, tra questi Santorio Santorio e Pietro Asselineo francese, che sanno che non fu speculazione, né invenzione dell'Acquadente, ma del padre, il quale, considerando la gravità del sangue, venne in parere che non potesse stare sospeso nelle vene senza che vi fosse argine che lo ritenesse, e chiusure ch'aprendosi e riserrandosi gli dassero il flusso e l'equilibrio necessario alla vita. E con questo natural giudizio si pose a tagliare con isquisitissima osservazione, e ritrovò le valvule e gl'usi loro; perché non solamente proibiscono che 'l sangue per la sua gravità non dilati le  vene, a guisa di varice, ma anco a fine che, con troppo impeto scorrendo et in soverchia quantità, non soffochi il calor delle parti che d'esso si debbono nutrire. E speculò in consequenza che l'abito atletico, a giudizio suo, il quale appresso Ippocrate «bonitatis summum attingit», non d'altra causa aveva d'esser cotanto pericoloso e letale, se non perché in quello, troppo abbondando il sangue nelle vene, impediva l'uso delle dette valvule, onde di necessità seguiva la suffocazione per mancamento di ventilazione.

Ne diede contezza agl'amici di tale professione et in specialità all'Acquapendente, che se ne valse nella publica anatomia, et indi in poi n'è stato tanto scritto da preclari autori. Mi par di vedere sempre il gesto del buon Asselineo che, quando viene a proposito di ragionare del padre, alza ambe le mani, stringe le spalle e piega la testa ad una parte, e dice con frase ancor francese: «Oh! quante cose mi ha imparato il padre Paolo nell'anatomia, ne' minerali e ne' semplici». Questo è un'anima pura, in cui riluce un candore, una bontà di natura et un non saper fare che bene. Ebbe il padre medico celeberrimo d'Orliens, ch'avendo dissegnato il figlio alla sua professione, lo educò in modo che di nove anni cominciò operare nelle distillazioni. E benché nelle fisiche et anatomiche a pochi sia secondo, per avventura è però a tutti primo nella cognzione de' semplici e minerali e virtú loro et usi per i corpi umani. Venne in età giovenile in Italia, mandato dal suo genitore per sottrarlo a' pericoli delle guerre civili ch'ardevano. Capitato a Venezia, se n'inamorò come di patria pia e benigna a tutti, e non ne volse partire. Vi essercita la professione di medico piú come amico con gl'amici che per altro interesse; et ove è stato solo, con cure ch'hanno avuto del miracoloso; se con altri, non mostra il suo talento, perché è per natura alienissimo dal contendere e dal far ostentazione. Questo dal suo arrivo prese conversazione col padre, che circa 38 anni ha durato con un'amicizia santissima tra loro conservata. Questo piú di tutti sa ragionare del sapere piú che stupendo del padre nelle professioni sudette, e delle cose da lui trovate, di che si farebbe un volume intero.

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License