A Roma, procuratore generale dell'ordine
Ma non poté longamente continuare in questo ocio santo
e virtuoso, perché la fama della sua prudenza et abilità ne' governi dopo tre
anni lo trasse da quello, si può dire, giardino delle delizie spirituali al
campo spinoso delle fatiche di spirito e del corpo, e nel capitolo generale fu
con comune consenso creato procuratore di corte, detto procurator generale.
Questa è la suprema dignità di quell'ordine dopo il generale; et in quella, in
quei tempi che la religione fioriva grandemente d'uomini dottissimi, non erano
assonti se non soggetti d'isquisitissima prudenza, perché il carico porta seco
di difender in Roma tutte le liti e controversie che vengono promosse in tutta
la religione, e la necessità di comparire alle corti e congregazioni per
sostenere le cause che vengono portate alla corte, e di dottrina singolare,
cosí per poter orare inanzi il sommo pontefice ne' giorni destinati a
quell'ordine, e perché i procuratori di corte spesso vengono da' sommi
pontefici adoperati nelle congregazioni, come anco nel leggere nella Sapienza
una publica lezzione dell'ordine medesimo.
In quei tre anni ch'abitò in Roma, oltre la prudenza
incomparabile con che trattò i negozii della religione, fu conosciuta la sua
grand'attitudine a cose maggiori, e d'ordine del sommo pontefice intervenne in
diverse congregazioni, ove faceva bisogno discorrere nell'azzioni occorrenti
sopra difficoltà importanti in dottrina. In queste conobbe e prese strettissima
familiarità col padre Bellarmino, ch'interveniva nell'istesse e fu poi
cardinale, e durò l'amicizia sin al fine della vita. Conobbe anco il dottor Navarro,
ch'allora era in Roma per la causa famosissima dell'arcivescovo di Toledo, e
narrava con molto gusto d'aver molte volte avuto ragionamenti con uno de' dieci
compagni del padre Ignazio ch'ancor viveva, e credo fosse il padre Bobadiglia;
nel che però non vorrei errare. Ben ci è memoria che spesso lo ritrovava a far
essercizio in certi luoghi rimoti, e che gli pareva pieno d'una santa
semplicità, e gli diceva liberamente non esser mai stata la mente del padre
Ignazio che la sua compagnia si riducesse qual era, e che, se fosse ritornato
al mondo, non l'avrebbe riconosciuta, perché era ogn'altra cosa da quello ch'ei
l'aveva fatta.
Col cardinale Santa Severina, protettore, come si
portasse, si vidde che, solo di tanti, si partí con sua buona grazia e
riputazione: che non è poco con un prelato che, quelli che gl'andavano a verso
senza contradirgli, chiamava uomini da poco et adulatori; e quelli che
vivamente se gl'opponevano e dicevano intrepidamente le sue ragioni, odiava
come troppo liberi et arditi.
Ma sopra tutto era entrato in tanta grazia del
cardinale Castagna, che fu poi pontefice dopo Sisto V e chiamato Urbano VII,
che ne riceveva gusto supremo. Et è verisimile ch'essendo quel prelato d'una
mansuetudine piú ch'umana, di vita innocentissimo e di costumi irreprensibile,
la similitudine causasse e congiungesse gl'affetti. Non lo visitava mai il
padre, che con ilarità di faccia il cardinale non gli mostrasse che tanto piú
grata gl'era la visita, quanto piú frequente, e dopo che partí da Roma, continovò
la sua servítú. La brevità del tempo che visse nel pontificato, che furono
tredeci soli giorni, non lasciò vedere se, assonto a quella sede, fosse per
continovar il suo favore al padre, per il concetto in che l'aveva di soggetto
incomparabile di dottrina, costumi et abilità. Da chi si trovò presente ho
testimonio che, quando gli venne la nuova della morte, senza alcun segno
d'alterazione, disse: «Ideo raptus est, ne malitia mutaret intellectum ejus».
Ebbe occasione anco di passar a Napoli per presedere vicegenerale
a capitoli e visitare, ove conobbe e conversò con quel famoso ingegno Giovanni
Battista Porta, il quale, anco nelle sue opere mandate in luce, fa onorata
menzione del padre Paolo come di non ordinario personaggio, et in particolare
della perspettiva specolare.
Il tempo del suo carico di procuratore generale in
corte s'incontrò nel principio del pontificato di Sisto V, il quale (credesi
per il rispetto ch'essendo stato frate, sapeva molto la portata delle persone
insigni delle religioni et aveva informazione delle qualità del padre)
l'adoperò in congregazione et altri maneggi piú frequentemente del consueto.
Trovossi nella discussione della materia se 'l duca di Gioiosa capucino era
dispensabile; nella quale da chi volse adulare furono dette tante essorbitanze
dell'illimitata potestà, anzi omnipotenzia pontificia, che il padre Bellarmino
con voce sommessa disse al padre: «Queste sono le cose che hanno fatto rivoltar
la Germania, e faranno l'istesso alla Francia et altri regni».
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