Persecuzione contro un amico di Sarpi
Tra i disturbi gravi del padre, di che si parlerà poi,
fu questo uno. Vi era un fra Giulio da Codogno, vecchio confessore, il quale
per esser d'una bontà irreprensibile e con una semplicità nota a tutti, aveva
molto concorso alle confessioni, con notabile emolumento d'elemosine. Questo,
dall'istesso principio che fra Paolo entrò nella religione, sendo anco
confessore della madre, prese a custodirlo in quello ch'aspetta al vestire e
spese de' viaggi e de' libri. Perché il padre, sin all'ultima età, mai ha
voluto ch'un semplicissimo vestimento, sí che se fosse caduto in acqua, li
conveniva star in letto tanto che quello si rasciugasse. Mai ebbe alcun
ornamento di camera, e cosí ha continuato sin allo spirare dell'anima, che con
un mobile quadro d'un Cristo in orto, un crocifisso con un teschio naturale
umano al piede, come suo peculiare specchio, e tre orologi di polvere per
misurare il tempo. Mai aveva danaro, se non quello ch'a la giornata gl'era
necessario. E fra Giulio, sino che per estrema vecchiezza perdé poi il vigore
della mente, vestiva il padre poveramente secondo il bisogno. Egli riceveva dal
monasterio quello che in luogo di vestimento gli toccava, e spendeva nelle sue
necessità. Et in somma il padre non aveva avuto alcun pensiero sotto la cura del
suo buon vecchio.
Non è alcun dubbio che la tranquillità dell'animo ha
il fondamento principale nell'interno, nella profonda cognizione delle cose
umane e divine, e senza quello ogni cosa esterna è insofficiente e vana, perché
nissuna può sostenere chi da sé si getta a basso. Tuttavia non si può negare
ch'anco gl'aiuti esterni non abbiano la sua parte d'efficacia alla quiete. Ora
per sturbare il padre dalla quiete che godeva senza alcun fastidio nelle
necessità sudette, vedendo quello come figura quadra immobile in ogni sito,
s'ingegnarono di far pruova se nella persona del suo nutrizio, tenuto in luogo
di padre, aveva senso; e con informazioni diaboliche mossero prima il patriarca
Priuli a levar a fra Giulio la facoltà di confessare, perché indi venissero
meno al padre le solite, povere sí, ma al suo animo sofficienti comodità. E
tennero questa via, ch'essendo entrato quel patriarca in certe pretensioni
colle eremite di Sant'Ermagora, le quali, per la perpetua ritiratezza, anzi
prigionia, trovandosi in credito di santità, avevano la loro diffesa, diedero
ad intender a quel prelato che fra Giulio, che di molti anni era loro
confessore e ministro della santissima messa e communione, fosse quello
ch'andasse ad eccitare i suoi devoti e molti della nobiltà primaria alla
diffesa. E passò tanto inanzi, che rappresentò a Roma questo fatto com'una
disubidienza; e dalla corte del protettore, ove avevano l'intelligenza,
cavorono una lettera che fu pretesto ricercato; e cosí levorono fra Giulio e lo
mandorono fuori del dominio a Bologna, dopo ch'era dimorato a Venezia in sommo
credito di bontà piú di cinquanta anni. La carità verso di lui mosse il padre a
fare un viaggio a Roma, ove negoziò et ottenne il ritorno a Venezia
dell'innocente padre suo, ove ne ritornò alli studii soliti et essercizii.
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