Ritorno da Roma. Discordie nell'ordine
Ma ritornando al filo, ritornato da Roma alla sua
quiete et a' suoi studii, tornò anco alle sue conversazioni virtuose, e tutto
il tempo che gl'avanzava da' divini offizii (ne' quali tutto 'l tempo di sua
vita fu sempre assiduo, quando da' publici negozii non era impedito, non
tralasciando però le sue divozioni private) lo spendeva ne' libri. Scrisse in
quel tempo alcuni suoi pensieri naturali, metafisici e matematici, i quali dopo
rivedendo, non ne faceva stima, e soleva dire: «Oh! che puerizie mi passavano
per la mente». Et io son ben sicuro che vedendogli gl'uomini dotti, non le
stimaranno puerizie.
Lo distrasse della sua quiete un accidente avvenuto
nella religione. Era l'inclinazione et espettazione della religione che fosse
fatto generale un milanese, ch'aveva il favore de' principali et era stimato
meritevole. Ma il granduca di Toscana si pose al forte, e con la sua potenza in
Roma fece crear generale un bolognese, nativo da Budri, chiamato maestro Gioanni
Battista Libranzio, lettor in Pisa della metafisica. Egli era veramente un uomo
di gran dottrina e bontà, ma ne' governi non cosí abile com'avrebbe convenuto a
sostener quel carico in tempo di grosse fazzioni e mal contente. In breve tempo
volarono tanti memoriali a Roma delle sue semplicità e delitti de' suoi
compagni, ch'a lui s'attribuivano, che mancatogli il favore per la morte del
granduca Francesco, successa 1587, Sisto V, cosí desiderando anco Santa
Severina protettore, che mal volentieri s'era condotto a favorirlo al
generalato, perché inclinava ad altro soggetto, risolse che le sue cause
fossero vedute. E dopo longa concertazione nel deputar i giudici dal cardinal
Santa Severina protettore, perché essendo la religione in fazzioni, quello
ch'uno proponeva, l'altro lo ricusava, finalmente il papa, ch'aveva già
conosciuto il padre Paolo, finí le liti e comandò ch'andasse a vedere quella
causa. Cosí gli convenne andar a Bologna, ove stette molti mesi, trattando
quella noiosa causa. Perché avendo ottenuto il generale, che di quella si dasse
parte, di passo in passo, all'auditore del Torrone, essendovi anco alcune cause
criminali importanti, e fu nelle carceri publiche, piú volte vennero in
disparere di quello che fosse da ragione, e conveniva scrivere et aspettare da
Roma le risposte. E fu notabile ch'in tutti i ponti controversi fu sempre
approbata l'opinione del padre, con tutto che gl'auditori sogliano esser
soggetti consumati ne' giudizii. Terminò i processi e la causa la morte del
generale; seguite però dal padre alcune sentenze de' frati.
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