Nuove discordie nell'ordine dei servi
Nel fine de' sei anni sudetti, o poco appresso, vi
furono due occasioni, per le quali fu temuto che nascesse qualch'altra
perturbazione. Imperò che, morto il generale, ch'era maestro Gabriele, creato
[nel] 1603, quindeci anni piú tardi di quello ch'era stato gettato il
fondamento di quella fabrica, restò in governo con titolo di diffinitore un suo
nipote, maestro Santo, il quale avendo le speranze del zio, ma non le forze, e
massime mancando d'attitudine a servir la corte negl'interessi, il che faceva
il generale (al quale dopo morte furono trovate lettere di pugno del cardinale
Aldobrandino e di Borghese, nipoti de' pontefici, nelle quali si vidde che
serviva in Venezia la corte in quelle cose che potevano o costargli la vita, o
portarlo a maggior prelatura) maestro Santo l'imitò nell'opinione che, volendo
dominare la provincia, conveniva a qualche modo levarsi lo stecco degl'occhi,
ch'era la venerazione in che il padre si ritrovava. E perciò fece molti
essorbitanti tentativi, tra' quali era uno molto ridicoloso. È solito ne'
capitoli, congregati quei ch'hanno voto, farsi un scrutinio di loro per
legitimare l'azzioni capitolari. E questo si fa col poner in arbitrio di
ciascuno d'opponer a qualunque vuole. Si levò maestro Santo e maestro
Arcangelo, e per far un niente in diligenza, e con sforzo una buffoneria
conspicua, opposero tre capi di querele al padre Paolo, con una indignazione et
irrisione di tutto il capitolo; e furono che portasse una barretta in capo
contra una forma che sino sotto Gregorio XIV disse esser proscritta; che
portasse le pianelle incavate alla francese, allegando falsamente esserci
decreto contrario, con privazioni divote; che nel fine della messa non
recitasse lo Salve Regina. Cose che furono risolute dal vicario generale
presidente e provinciale in niente, et esplose da tutta questa radunanza con un
fischio e calpestio. E perché le pianelle d'ordine del giudice gli furono
levate da' piedi e portate al tribunale, uscí come in proverbio che dura
ancora: «esser il padre Paolo cosí incolpabile et integro, che sino le sue
pianelle erano state canonizate». Che il non recitare lo Salve Regina non
paia indevozione, longo sarebbe il portar il suo fondamento, perché non
s'indusse a farlo; certo è, che n'aveva ragione cosí fondata, che piú legitimamente
egli lo tralasciava, che gl'altri in quel tempo l'aggiongessero contra i riti
alla messa, derogando con decreto particolare d'un capitolo di trenta frati
agl'ordini universali della Chiesa. Fu osservato ch'in tutta questa azzione del
proponere le querele, essaminarle et issibilarle, egli mai disse parola, né
diede indizio alcuno d'affetto; né dopo restò di ragionare e trattare al solito
co' sudetti, in specie con maestro Santo, il quale non servati i documenti del
suo zio, che nel fine della vita erano stati di non fare cosa grave nella
provincia senza il parere del padre Paolo, né ricevendo consiglio da chi
doveva, confidente ne' meriti del zio colla corte e gonfiato da speranze d'un
certo abbate furbone, che vive ancora, che gli vendeva le speranze per tazze
d'argento, portò a Roma tutto quello che puoté raccorre, e circa 500 ducati anco del monasterio, e spedì tutto
in quattro mesi; et ove era andato pieno di speranze, ritornò, indietro colmo
di mal talento e disperazione, che lo condusse in Candia, per far avanzi con
mercatura, e presto vi lasciò la vita, perso prima quanto aveva.
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