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Fulgenzio Micanzio
Padre Paolo

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  • Modestia del Sarpi
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Modestia del Sarpi

Ma perché il segno ove ferivano e feriscono ancora tali avvelenate saette, non poteva esser guadagnato, essendo noto il dispreggio di tutta la sua vita del danaro e l'avere le sue pure necessità, o piú tosto mancare di quelle ancora ch'abondare di soverchio; non delizie d'ogni sorte, delli quali in tutti i tempi era stato cosí aborrente, che sin all'ultimo spirito della vita ha constantemente servato di non aver, né voler altro gusto che quello che da' studii o dalle virtú avesse l'origine et in quelle terminasse; et era la sua vita la piú affaticata e stentata che religioso potesse fare, essendo questi ultimi 17 anni stato come rinchiuso sempre nelle sue stanze, fuor che quanto il publico servizio e la sua professione religiosa lo necessitasse, et il vivere cosí parco et astinente e secondo la pura necessità, che la maggior parte del tempo se la passava con un poco di pane brustolato su le bragie et una sola sorte, e vilissima in qualità e quantità, di companatico; non i parenti, che non gliene restava alcuno, ma l'ambizione e l'appetito di gloria, che tra gl'affetti umani pare l'ultimo domabile, et il savio lo chiamò tra le vesti la camiscia, che ultima da' piú sapienti si depone, è il putrido, dove tutti questi vesponi qua e svolazzando finalmente si fermavano. Ma si può opponer a questi colpi un impenetrabile scudo, che se fu uomo mai che totalmente avesse domato quest'affetto dell'appetito di gloria, fu questo di chi parliamo.

Primieramente la prova certa che nissun avanzamento di fortuna, o credito appresso gl'uomini gl'aveva fatta fare alcuna mutazione nell'animo, per quanto dagl'effetti esterni si può argomentare, stando egli nel suo tenor di vita, ch'a ponto soleva sempre aver in bocca: «Si spiritus dominantis super te ascenderit, locum tuum ne deseras», e burlando diceva che chi camina su le zanche o sede in alto, non minuisce fatica, ma sta piú in pericolo. Di poi, la constante deliberazione di non scriver mai, né publicar cosa alccuna in alcuna sorte di professione, essendo in tutte cose eminente e si può dire prodigiosamente perfetto, mostra se fosse lontano da questo desiderio; e se potesse con gloria farlo, quelle poche cose che la necessità gl'ha cavato dalle mani, lo attestano. Di poi, di varie invenzioni d'istromenti ha fuggito anco il lasciar sapere ch'esso ne fosse auttore; che le due maniere di pulsilogio sono sue; l'istromento per conoscer il variar del caldo e freddo; dell'occhiale, detto in Italia del Galileo, trovato in Olanda, fu da lui penetrato l'artifizio, quando, presentatone uno alla serenissima signoria con manda di milla zecchini, fu al padre dato carico di far le prove a che potesse servire e dirne il suo giudizio; e perché non gl'era lecito aprirlo e vedere, imaginò ciò che esser potesse, e lo conferì col signor Galileo, che trovò il padre aver dato nel segno; e tanti altri. Ma è cosa notabile che tanti istromenti dagl'auttori delle matematiche et astronomiche inventati, ma descritti con tante solennità, che 'l fargli è difficile e l'usargli molto piú, egli facendogli anco di sua mano e dando i modelli ad artefici, gli riduceva a tanta facilità e semplicità, che pareva avere nella sua testa la terra et i cieli.

È stato gran pregiudizio de' curiosi che nel problema del moto della terra, antico, ma da Copernico rinuovato, egli aveva trovato di salvare tutti i fenomeni con uno unico moto; e cercava artefici che gli facessero un istromento per sottoporlo agl'occhi, e non serví il tempo. Taccio de' secreti incogniti sino alla sua età. E di tutto s'è contentato, ch'altri suoi amici nelle loro composizioni se ne siano onorati come loro proprii; il che mostra gran moderazione in questo affetto. E delle cose che sono a stampa, che gloria n'ha egli ricercato, avendo per cosí isquisite vie occultato il suo nome?

Un particolare anco non si può tacere in tal proposito, cioè la ferma risoluzione di non lasciar cosa o di sua mano o d'altri, che lo facesse nominare, come di lasciarsi mai ritrarre dal naturale, con tutto che e da re e da prencipi grandi ne sia stato ricercato. E se bene vanno attorno suoi ritratti dal naturale, tutti sono copie d'uno, che si dice esser nella galeria d'un gran re, che gli fu tolto contra sua voglia e con bel stratagema. Ma quanto a sé, se l'abborrisse, ne fa fede ch'avendolo negl'ultimi anni pregato l'illustrissimo et eccellentissimo Domenico Molini e fatto supplicare per maestro Fulgenzio, mai poté ottener di lasciare ch'un pittore famoso, che s'offeriva non occuparlo piú d'un'ora, lo ritrasse. E pure quel signore lo ricercò in virtú dell'amicizia e con modi cotanto significanti, che per la repulsa datagli piú di quindeci continuati che trattenne il pittore, venne in offesa col padre e stette alcuni mesi senza parlargli. E pure si sa la portata di quel senatore e la stima che 'l padre ne faceva, come d'un soggetto in cui l'esser nobilissimamente nato è la minore delle sue virtú e meriti; perché l'erudizione ch'ha isquisita dell'istorie antiche e moderne, una prudenza politica singolare, fondata nel sapere a maraviglia lo stato di tutti i prencipi d'Europa, quali siano i loro governi et i loro interessi, come si reggano, chi appresso di loro vaglia le cose grandi, le persone favorite, con tutti i particolari notabili de' negozii correnti, tutta la serie degl'affari importanti, lo rendono conspicuo non solo nella republica, ma appresso tutti; ma un certo ardore verso la libertà e conservazione della sua patria, et una totale dedicazione al publico servizio, l'aveva reso cosí stimato intrinseco e familiare del padre, ch'in diecesette anni pochi giorni sono passati che longamente non si trovassero insieme. Non poté però ottenere la sudetta domanda, tanto era lontano da ogni cosa d'ambizione, che finalmente, insieme con l'avarizia, sono i scogli da' quali gl'ipocriti non ponno scappare. Ma l'abborrimento di viver in corte, che mostrò nella sua gioventú lasciando quella di Mantova, e nella virilità quella di Roma, l'aver constantemente ricusato d'andarvi a tanti inviti de' grandi e tante opportunità, convincerà di ciò i piú pertinaci, ch'almeno non ardiranno alla scoperta contradire a Cristo, che chi vuol vestire pomposo sta nelle corti grandi, et a' nostri si sa ove l'ambizione abbia la sede. Ma ne' prelati veramente è cosa disdicevole e scandalosa il calonniare d'ipocrisia una cosí rara pietà; perché a' fini ch'essi si propongono, all'apparenze ch'in loro si veggono, al parlare che usano, mostrano bene non solo burlarsi del mondo e poco credere che vi sia Dio, se pretendono che la loro vita s'abbia da stimare apostolica o anco cristiana e quella del padre ipocrisia. Ma l'occhio di Dio scuopre i cuori, e tra tanto si riceverà questo irrefragabile testimonio, che quegl'istessi che si mostrano pronti ad interpretare tutto in sinistro, non hanno potuto opporre all'azzioni, e sono passati all'intenzione, che pure suole riservarsi a Dio, da chi lo crede giudice dell'intenzioni e scrutatore de' cuori.

Non sarà superflua questa digressione a chi considererà l'isquisitezza tenuta per investigare la vita dell'innocente padre, quanto è possibile d'un uomo, e voler pur trovar de' nevi in quella bell'anima per piú recondito fine. Che non il padre gli dava fastidio, ma la sua dottrina. Et in questo fatto sono bene gl'ecclesiastici grandissimamente colpevoli d'offesa avanti Dio e di scandalo al mondo, d'aver dato grave cagione di confirmarsi nel loro parere a quei che scrivono esser stato un arcano della corte romana, dopo che s'ha tirato a sé l'auttorità di tutto l'ordine ecclesiastico e gran parte di quella de' prencipi, per far passare in religione ciò che gli torna a conto, d'assumersi anco quello ch'era di tutta la Chiesa, di canonizare le persone per canonizare le dottrine et opinioni proficue alla sua grandezza. Cosí per reprobare la dottrina che non fa alle sue pretensioni, benché sia vera e cattolica, ha usato di tempo in tempo l'artifizio di far calonniare le persone che l'hanno scritta, per sante et incolpevoli che fossero. Non porto per vera quest'openione, né consento ne' loro essempii per prova, ma dico bene, et avanti Dio attesto, che nell'essempio del nostro padre non la Chiesa, ma i mignoni della corte hanno usato quel stile, e quanto peggio fanno, tanto maggiormente accrescono il scandalo et irritano i prencipi o gli svegliano a vedere che col fare calonniare le persone ch'a loro servono e diffendono le loro giuste azzioni, è un condennare obliquamente i prencipi medesimi et un creder potergli imporre un giogo tirannico, con opprimere in vita, in morte e dopo tutti i sinceri, buoni e cattolici diffensori loro.

 




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