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ELEMENTI
DIDATTICI PER UNA LETTURA UTILE
DEI CONTENUTI CINEMATOGRAFICI
Oggi i nostri bambini, anche nella primissima fascia d'età in cui si
può sviluppare un minimo grado di attenzione, vengono posti davanti alla
televisione (Lyle e Schramm parlano della televisione come baby sitter) e,
all'inizio, con ogni probabilità, vedono programmi dedicati a loro. Ma,
nello stesso tempo, imparano a far funzionare la macchina-televisione, a
cambiare canale e se non vi è un controllo da parte degli adulti, a
fermare l'immagine su ciò che li colpisce, indipendentemente dal fatto
se sia, più o meno, adatto a loro. A questo si aggiunge che, in molte
famiglie, ove ambedue i genitori lavorano, questi possano avere il piacere di
trascorrere la sera più tempo con i loro figlioli, facendoli restare
alzati fino a tardi, mentre le immagini che scorrono sul video non vengono
selezionate, (vuoi per incapacità, vuoi per indifferenza al problema),
tenendo conto della giovane età dei bambini. Il mezzo televisivo
è considerato ormai dalle nostre sfere sociali più giovani, un
utile elettrodomestico, indipendentemente da ciò che trasmette, ed
è a causa di questa concezione che la frequenza infantile e
adolescenziale davanti al video è maggiore che non quella giovanile, in
quanto il giovane, appena è nelle condizioni di essere autosufficiente
per uscire di casa, va, se vuole vedere un testo audiovisivo, nella sala
cinematografica (l'età media dello spettatore cinematografico negli
U.S.A. è diciannove anni, in Italia ventitre): quindi, sono i giovani la
"magna pars" del pubblico nelle sale.
D'altra
parte in tutti i canali pubblici e privati, la televisione predilige la fiction
(dimenticando il suo specificio, legato alla contemporaneità dell'evento
trattato); per cui sul piccolo schermo scorrono le immagini di serials, di
sceneggiati e soprattutto di film di qualsiasi periodo (si calcoli che ogni
giorno vengono trasmessi in Italia tremila film attraverso tutte le
televisioni).
E il
fatto che i nostri bambini e i nostri ragazzi, nell'arco dello stesso giorno,
possano, ad esempio, vedere due testi audiovisivi in uno dei quali si affermi e
si difenda un principio e nell'altro ci si opponga e lo si combatta (si pensi
alla figura dell'apache Geronimo, da sempre dipinto nella maniera più
bieca dal cinema statunitense e oggi rivalutato dal bel film di Walter Hill)
non può non creare in loro confusione e non solo in relazione a
ciò che si può vedere in un rapporto mezzo televisivo-mezzo
cinematografico, ma anche solo in relazione al mezzo televisivo.
Il
film, a mio parere, quindi, non può essere considerato esclusivamente
l'emanazione della società che lo ha costruito in quel determinato
periodo storico.
Questo
problema per il cinema non si pone, in quanto i film nelle sale
cinematografiche vivono in maniera intensa per circa otto mesi, per poi passare
in home video e, quindi, alla televisione.
E'
necessario perciò tener più conto della massa dei
messaggi che i nostri giovanissimi ricevono dallo schermo televisivo, che
determina in loro non solo una sgrammaticata alfabetizzazione del
linguaggio audiovisivo, ma anche una serie confusa e, talvolta, contrastante e
contraddittoria, di sensazioni e di conoscenze.
Quali potrebbero essere gli elementi didattico-operativi per contrastare
tale situazione?
A)
Un'ulteriore sensibilizzazione dei genitori affinché curino il
più possibile l'approccio dei loro figli al mezzo televisivo;
B) l'uso
delle schede filmografiche da parte degli educatori e degli insegnanti.
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