|
L’intervento dell’uomo
sul creato
7. In premessa, vorremmo
affrontare brevemente un interrogativo di fondo che,
in genere, viene posto dalle varie tradizioni religiose, pur con accenti
differenti: esso concerne la possibilità stessa per l’uomo di
intervenire lecitamente sulle realtà esistenti nell’universo in genere
e, più in particolare, sugli animali.
Data la valenza
più specificamente teologica di tale questione, riteniamo utile offrire
una breve sintesi della posizione della Chiesa
cattolica sull’argomento, proprio adottando un linguaggio e una metodologia
caratteristici dell’antropologia teologica.
A quale titolo l’uomo,
che Dio ha creato come maschio e femmina, e cui va
riconosciuta la piena dignità di persona in ogni fase della sua vita,
può intervenire sul creato, magari modificandone anche alcuni aspetti? Quali criteri deve adottare e quale limiti deve porsi?
Dalla narrazione per
immagini della creazione "in sei giorni"51,
risulta evidente come Dio abbia stabilito una gerarchia di valore tra le varie
creature. Tale gerarchia emerge, peraltro, anche dalla considerazione razionale
della trascendente ricchezza e dignità della
persona umana.
L’uomo, creato a immagine
e somiglianza di Dio, è posto al centro e al culmine del creato, non solo
perché tutto quanto esiste è destinato a lui, ma anche
perché la donna e l’uomo hanno il compito di collaborare con il Creatore
nel condurre il creato verso la sua perfezione finale. "Siate fecondi e
moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela" (Gen. 1,28) : ecco il mandato con cui Dio affida all’uomo il
"dominio" del creato, in Suo nome. A tal riguardo, così si esprimeva Giovanni Paolo II
nell’enciclica "Laborem exercens": "L’uomo è immagine
di Dio, tra l’altro, per il mandato ricevuto dal suo Creatore di soggiogare, di
dominare la terra. Nell’adempimento di tale mandato, l’uomo, ogni essere umano,
riflette l’azione stessa del Creatore dell’universo"52.
È questo, dunque
il senso più profondo dell’azione dell’uomo in relazione all’universo
creato: non certo quello di "spadroneggiare" arbitrariamente sulle
altre creature, riducendole in una sorta di schiavitù avvilente e
distruttiva, allo scopo di soddisfare i suoi capricci, bensì quello di
orientare, attraverso la sua opera responsabile, la vita del creato verso
l’autentico ed integrale bene dell’uomo (di tutto l’uomo e di ogni
uomo).
Già alcuni documenti
del Conc. Vat. II avevano voluto riaffermare questa verità; così,
ad esempio, si esprime la "Lumen Gentium": "Con la loro
competenza nelle discipline profane, e con la loro attività elevata
interiormente dalla grazia di Cristo, i laici contribuiscano efficacemente a
far sì che il lavoro, la tecnica e la cultura utilizzino i beni creati a
reale vantaggio di tutti gli uomini, in conformità all’ordinamento del
Creatore e alla illuminazione del suo Verbo; che tali beni vengano distribuiti più
equamente fra tutti, e contribuiscano a loro modo al progresso universale, in
libertà umana e cristiana"53; anche il Decreto
conciliare sull’apostolato dei laici riprende quest’idea quando afferma che
"la bontà naturale (delle realtà che costituiscono l’ordine
temporale) riceve una speciale dignità dal loro rapporto con la persona
umana a servizio della quale sono state create"54.
In sintesi, dunque, va
riaffermato il diritto/dovere dell’uomo, su mandato del suo Creatore e mai
contro l’ordine naturale da Lui stabilito, di agire nel creato e sul creato,
anche servendosi delle altre creature, per il raggiungimento del fine ultimo di
tutta la creazione: la gloria di Dio e la realizzazione piena e definitiva del
suo Regno, attraverso la promozione dell’uomo. Risuonano ancora in tutta la
loro verità le parole di S. Ireneo di Lione: "L’uomo vivente
è gloria di Dio e vita dell’uomo è la visione di Dio"55.
|