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L’uso degli animali per il bene dell’uomo
8. Per una riflessione
teologica che possa contribuire ad elaborare un
giudizio etico sulla pratica degli xenotrapianti, ci interessa considerare
quale sia stata l’intenzione del Creatore nel dare l’esistenza agli animali.
Essi, proprio in quanto creature, hanno un loro
proprio valore che sicuramente l’uomo ha il dovere di riconoscere e rispettare.
Tuttavia, Dio li ha posti, insieme alle altre creature non
umane, a servizio dell’uomo, perché egli possa, anche attraverso di
loro, giungere al suo sviluppo integrale.
È
da notare che questo ruolo di "servizio" reso all’uomo si manifesta
con modalità differenti, in relazione al progresso culturale
dell’umanità. Limitandoci al progresso scientifico e tecnologico in
campo biomedico, il servizio dell’animale all’uomo
trova una sua applicazione del tutto nuova nella
pratica dello xenotrapianto che, pertanto, in linea di principio, non è
in contrasto con l’ordine della creazione. Al contrario, essa rappresenta per
l’uomo un’ulteriore occasione di responsabilità creativa nel fare
un uso ragionevole del potere che Dio gli ha
dato. Del resto, anche limitandosi ad un livello di analisi puramente razionale, senza voler
ricorrere al ragionamento teologico, si può giungere a conclusioni
convergenti sul piano pratico.
Un semplice sguardo alla
lunga vicenda umana sulla Terra è sufficiente per fare emergere con
tutta evidenza un dato inconfutabile: è l’uomo che, da sempre, governa
le realtà terrene, gestendo gli altri esseri, viventi e non, secondo
determinate finalità. È ancora nel rapporto con l’uomo che si
rivela la misura assiologica (valore morale) di ogni realtà esistente,
in un disegno universale armonico ed ordinato che
indica tutta la pregnanza di senso del reale.
In particolare, l’uomo
si è sempre servito degli animali per i suoi bisogni primari (alimentazione,
lavoro, vestiario, ecc..), in una sorta di
"cooperazione" naturale che ha costantemente segnato le varie tappe del progresso e dello
sviluppo della civiltà.
Ora, tale posizione di
"eccellenza" testimonia e, insieme, manifesta la superiorità
ontologica dell’uomo sugli altri esseri terreni; essa si fonda
sulla natura stessa della persona umana, le cui dimensioni di
razionalità e spiritualità pongono l’uomo al centro
dell’universo, perché ne utilizzi le risorse presenti (tra cui gli
animali), in maniera sapiente e responsabile, alla ricerca dell’autentica
promozione di ogni essere.
Volendo
approfondire quanto andiamo dicendo, due problemi di natura etica devono essere
affrontati. Da un lato la questione dell’uso degli animali per migliorare la sopravvivenza
o la salute dell’uomo, che ha come ovvio presupposto un particolare modo di
concepire la relazione animale-uomo56.
Dall’altro, la questione della accettabilità
del superamento della barriera tra specie animale
e specie uomo.
Riguardo al primo
problema, tra le diverse correnti di pensiero attuali, emergono due visioni
contrapposte ed estreme57. C’è chi
ritiene che l’animale e l’uomo abbiano una dignità equivalente, e chi
invece pensa che gli animali siano del tutto in balia dell’arbitrio
umano. Nel primo caso, l’uso degli animali è considerato un vero e
proprio specismo o tirannia dell’uomo sugli animali e, dunque, neppure
il fatto di essere di aiuto per la sofferenza umana potrebbe giustificare l’uso
degli animali, a meno che non si ammetta anche la possibilità opposta. Nella seconda prospettiva, invece, l’uomo potrebbe utilizzare
liberamente gli animali, in base ai propri desideri e senza particolari
limitazioni etiche.
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