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Rischio sanitario
13. Abbiamo appena accennato
al fatto che una delle questioni etiche fondamentali da esaminare, per
giudicare sulla liceità o meno dello
xenotrapianto, sia rappresentata dalla valutazione del rischio sanitario
coinvolto in tali procedure, rischio sanitario che si compone di diversi
fattori, non sempre facilmente prevedibili e quantificabili.
Prima di proseguire,
pertanto, sembra utile richiamare alcune note generali sull’etica del rischio.
Il rischio, inteso come
evento futuro indesiderato o dannoso il cui verificarsi non è certo, ma possibile66, viene definito attraverso due
caratteristiche: il grado di probabilità e l’entità del danno. La
probabilità del verificarsi di un certo
evento dannoso in particolari circostanze può essere espressa come una
percentuale di rischio o frequenza statistica. Inoltre, a volte, la presenza o
meno di alcuni fattori occasionali di rischio può variare la
probabilità del verificarsi di un certo
evento. L’entità del danno, invece, si
misura sugli effetti che l’evento produce. Naturalmente, un
rischio molto probabile sarà ben tollerato se l’entità del danno ad esso associata
è molto piccola; al contrario, un rischio che preveda un’elevata
entità di danno possibile, pur presentandosi come improbabile, desta
molte più preoccupazioni e richiede maggiori cautele.
È importante
anche distinguere un evento probabile (pur in
diversi gradi) da un evento soltanto ipotetico, il quale si
presenta come teoricamente non impossibile, ma talmente improbabile da
non esigere una modificazione dei nostri comportamenti o scelte in funzione del suo accadimento.
I due criteri della probabilità e dell’entità del danno concorrono a
configurare l’ accettabilità del rischio, in base alla
ponderazione del rapporto rischio/beneficio (risk/benefit
ratio). Soltanto quando un rischio è
realmente quantificabile, sarà possibile applicare i criteri di
valutazione della sua accettabilità.
In ultimo occorre
distinguere dalla accettabilità quella che possiamo invece indicare come
accettazione del rischio, cioè la
reazione del singolo o del pubblico in generale di
fronte all’esistenza di un determinato rischio. Essa è una risposta che
ha una notevole componente soggettiva, non sempre del tutto riflessa, ed
è influenzata da fattori quali la cultura, l’informazione disponibile e
la sua comprensibilità, i modi di comunicazione dell’informazione
stessa, la sensibilità comune67.
In assenza di dati che
permettano una quantificazione affidabile di un tale rischio, occorre muoversi
con grande cautela, senza però che questo debba tradursi necessariamente
in un "blocco" totale di ogni sperimentazione; infatti, per passare
dal non sapere al sapere, dall’ignoto al noto, sarà pur necessario
esplorare qualche possibile novità, che verosimilmente, soprattutto
nelle fasi sperimentali iniziali, non sarà scevra da qualche rischio
(almeno potenziale). In questa situazione, dunque, è eticamente
richiesto di avanzare "a piccoli passi" nell’acquisizione di nuove
conoscenze, coinvolgendo nella sperimentazione il minor numero possibile di
soggetti, con un monitoraggio attento e continuo, pronti a rimodulare in ogni
momento il disegno sperimentale intrapreso, sulla base dei nuovi dati
emergenti.
Un altro fattore da
considerare è la distinzione tra la quantificabilità del rischio (risk
assessment) e la sua gestibilità (risk management). Per una corretta valutazione etica, tutti e due questi elementi
vanno accuratamente esaminati.
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