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Pontificia Accademia per la Vita
Prospettiva degli xenotrapianti

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  • SECONDA PARTE – ASPETTI ANTROPOLOGICI ED ETICI
    • Problematiche bioetiche
      • Rischio sanitario
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Rischio sanitario

13. Abbiamo appena accennato al fatto che una delle questioni etiche fondamentali da esaminare, per giudicare sulla liceità o meno dello xenotrapianto, sia rappresentata dalla valutazione del rischio sanitario coinvolto in tali procedure, rischio sanitario che si compone di diversi fattori, non sempre facilmente prevedibili e quantificabili.

Prima di proseguire, pertanto, sembra utile richiamare alcune note generali sull’etica del rischio.

Il rischio, inteso come evento futuro indesiderato o dannoso il cui verificarsi non è certo, ma possibile66, viene definito attraverso due caratteristiche: il grado di probabilità e l’entità del danno. La probabilità del verificarsi di un certo evento dannoso in particolari circostanze può essere espressa come una percentuale di rischio o frequenza statistica. Inoltre, a volte, la presenza o meno di alcuni fattori occasionali di rischio può variare la probabilità del verificarsi di un certo evento. L’entità del danno, invece, si misura sugli effetti che l’evento produce. Naturalmente, un rischio molto probabile sarà ben tollerato se l’entità del danno ad esso associata è molto piccola; al contrario, un rischio che preveda un’elevata entità di danno possibile, pur presentandosi come improbabile, desta molte più preoccupazioni e richiede maggiori cautele.

È importante anche distinguere un evento probabile (pur in diversi gradi) da un evento soltanto ipotetico, il quale si presenta come teoricamente non impossibile, ma talmente improbabile da non esigere una modificazione dei nostri comportamenti o scelte in funzione del suo accadimento.

I due criteri della probabilità e dell’entità del danno concorrono a configurare l’ accettabilità del rischio, in base alla ponderazione del rapporto rischio/beneficio (risk/benefit ratio). Soltanto quando un rischio è realmente quantificabile, sarà possibile applicare i criteri di valutazione della sua accettabilità.

In ultimo occorre distinguere dalla accettabilità quella che possiamo invece indicare come accettazione del rischio, cioè la reazione del singolo o del pubblico in generale di fronte all’esistenza di un determinato rischio. Essa è una risposta che ha una notevole componente soggettiva, non sempre del tutto riflessa, ed è influenzata da fattori quali la cultura, l’informazione disponibile e la sua comprensibilità, i modi di comunicazione dell’informazione stessa, la sensibilità comune67.

In assenza di dati che permettano una quantificazione affidabile di un tale rischio, occorre muoversi con grande cautela, senza però che questo debba tradursi necessariamente in un "blocco" totale di ogni sperimentazione; infatti, per passare dal non sapere al sapere, dall’ignoto al noto, sarà pur necessario esplorare qualche possibile novità, che verosimilmente, soprattutto nelle fasi sperimentali iniziali, non sarà scevra da qualche rischio (almeno potenziale). In questa situazione, dunque, è eticamente richiesto di avanzare "a piccoli passi" nell’acquisizione di nuove conoscenze, coinvolgendo nella sperimentazione il minor numero possibile di soggetti, con un monitoraggio attento e continuo, pronti a rimodulare in ogni momento il disegno sperimentale intrapreso, sulla base dei nuovi dati emergenti.

Un altro fattore da considerare è la distinzione tra la quantificabilità del rischio (risk assessment) e la sua gestibilità (risk management). Per una corretta valutazione etica, tutti e due questi elementi vanno accuratamente esaminati.




66 Cfr. Schöne-Seifert B., Risk, in Reich T.W. (ed.), Encyclopedia of Bioethics, vol. 4, New York: MacMillan 1995 (revised edition), 2316-2321.



67 Uno sguardo d’insieme sulle reazioni sociali ai diversi aspetti dello xenotrapianto: Appel J.Z., Alwayn I.P., Cooper D.K., Xenotransplantation: The Challenge to Current Psychological Attitudes, Prog Transplant 2000, 10: 217-225.






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