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14.
Quanto fin qui detto in generale sull’etica del rischio deve ora essere
applicato al caso degli xenotrapianti.
Per prima cosa,
osserviamo che vi sono elementi riguardanti lo
xenotrapianto, come la probabilità di rigetto o l’aumento di
probabilità d’infezioni a causa delle terapie immunosoppressive a cui il
ricevente deve sottoporsi, per i quali esistono già degli elementi di
conoscenza, anche se, per essi, risulta necessaria un’ulteriore fase di studio.
Questi dati già in possesso della
comunità scientifica, insieme alle nuove acquisizioni che vengono
accumulandosi, possono consentire di stabilire la soglia di rischio da non
superare perché un intervento di trapianto sia considerato moralmente
accettabile.
Più complessa ed
incerta risulta invece la valutazione dei rischi legati ad un aspetto peculiare
degli xenotrapianti da animale ad uomo: la possibile trasmissione al ricevente
di infezioni (zoonosi) attraverso lo xenotrapianto, ad opera di agenti
patogeni conosciuti e non, non dannosi per l’animale ma con possibilità
perniciose per l’uomo, che potrebbero anche sfuggire ad un controllo previo,
con la conseguente possibilità di diffusione dell’eventuale infezione a
coloro che vivono a stretto contatto (close-contacts) col trapiantato e,
più oltre, all’intera popolazione.
Dal momento che, a
tutt’oggi, le esperienze cliniche (da animale ad uomo) di xenotrapianto
già effettuate sono numericamente esigue e certamente insufficienti per
poter elaborare una fondata statistica sulle reali probabilità d’insorgenza
e di diffusione di dette infezioni, ogni decisione in merito allo sviluppo
clinico di questa nuova terapia, può basarsi soltanto su ipotesi; si
impone, quindi, l’esigenza etica di procedere con la massima cautela.
Quando si
giungerà all’applicazione clinica dello xenotrapianto, allora
sarà necessario selezionare con cura i candidati, in base a criteri
chiari e prestabiliti68; effettuare un
monitoraggio approfondito e costante del paziente trapiantato,
con la possibilità, qualora se ne presentasse l’indicazione, anche della
messa in quarantena del soggetto, a presidio di
una diffusione epidemica di infezione. Una forma di
monitoraggio dovrebbe essere prevista anche per coloro che vivono a stretto
contatto col paziente trapiantato.
Durante la fase
sperimentale, inoltre, un tale paziente dovrebbe
accettare di astenersi dal procreare, per il non escludibile rischio di
ricombinazione genetica che, qualora si verificasse, potrebbe interessare anche
le sue cellule germinali. Sarebbe anche necessario astenersi dai
rapporti sessuali per evitare possibili trasmissioni virali attraverso questa
via.
Un importante ruolo,
nell’applicazione clinica dello xenotrapianto, va assegnato anche alla scienza
psicologica, la quale dovrà dare prima il suo responso, nei singoli
casi, sulle probabili ripercussioni che il soggetto ricevente potrebbe subire
nella sua psiche (es. modificazione del proprio "schema corporeo"),
circa l’integrazione di un organo a lui estraneo69,
e ancor più quando questo è di provenienza animale70. In
una eventuale fase post-trapianto, la psicologia dovrà anche dare il suo apporto clinico per sostenere il paziente trapiantato
in questo processo di integrazione.
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