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P. Amedeo Cencini, FDCC
Il cammino dello Spirito nella vita consacrata…

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2.1.2- Verità dell’io ideale

L’altro aspetto, misterico-contemplativo, consente al credente di scoprire la propria vocazione, attraverso una rivelazione che non può che esser quotidiana e progressiva.

La preghiera quotidiana educa, di fatto, e fa scoprire la verità del consacrato/a soprattutto perché, e in quanto è, preghiera di ascolto di Dio e di quanto esce dalla sua bocca, cioè della Parola-del-giorno. È la manna quotidiana o il pane fresco di giornata che alimenta il cuore pensante e viene a svelare al credente il dono per lui preparato in quel giorno dalla provvidenza del Padre e assieme la missione che il Padre stesso gli affida sempre in quel giorno: “ogni vocazione, infatti, è «mattutina», è la risposta di ciascun mattino a un appello nuovo ogni giorno” 17, e se la chiamata di Dio apre ogni giornata ecco perché l’educazione (=l’ascolto di questa parola come parola che fa emergere verità) e la formazione (=la risposta a questa parola che chiama) non possono che esser quotidiani e permanenti.

In concreto ciò significa non solo l’appuntamento mattutino con la Parola come punto fermo, che non ammette deroghe, nel ritmo quotidiano del discepolo, ma un’interpretazione della lectio come lectio …continua, ovvero come meditazione che si estende, in qualche modo, a tutta la giornata e continua durante il giorno, non solo perché il credente di buona volontà ha di solito anche buona memoria (che è lo Spirito santo) e di fatto la ricorda, ma perché la Parola ascoltata il mattino ha bisogno per natura sua degli eventi del giorno per rivelarsi pienamente e compiersi. Allora la giornata stessa, riscattata da certo grigiore feriale, diventa “giorno che ha fatto il Signore”, come il grembo di Maria che partorisce una Parola e una presenza sempre nuova di Dio, e la Parola assume tutta la sua valenza educativa e formativa, come dono dall’alto che ci plasma e accompagna in ogni istante del vivere quotidiano. FP è anche questo modo d’intendere la classica pratica della meditazione, perché non si riduca a rito stanco e assonnato del mattino; inutile se non raggiunge i frammenti del vivere quotidiano, sterile se la Parola non si lascia fecondare dalla vita.

D’altro canto, a che serve una meditazione che non riesca a trascinare la Parola dentro gli eventi o a far fecondare quella Parola dalla vita?




17 Nuove vocazioni, 26 a).






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