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Gaetano Volpi
Del furore d'aver libri

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FANCIULLI. Per questi convien chiuder le Librerie, e nascondere i buoni e scelti Libri, imperciocché, avverandosi pur troppo del continuo il detto della Scrittura che stultitia colligata est in corde pueri (Proverb. 22, 15) siccome i fanciulli plebei per natural maligno istinto sono portati a diformare i prospetti delle imbiancate case, e delle colorate porte, o che so io; così gli applicati agli studj, come per lo più di civil condizione, per la stessa cagione sono incitati a schiccherare, ed isporcare, a tagliare, forare, e in altre guise a malmenare i Libri che adoprano, non perdonando agli stessi Sacri, coll'occasione di rispondere alle Messe, trattenendosi perciò innanzi nelle Sagrestie. Una volta mi abbattei in un ottimo Libro, cinquanta e più carte del quale erano ne' sottoposti margini regalate d'un ingiurioso titolo, sempre vario; segno evidente d'abusato ingegno in un di costoro. Abbondano i Libri antichi di figure ridicole, di sciocche postille, e massime ne' frontispicj, e ne' fini, d'inconditissimi schiccheramenti, oltre a' tagli, e alle profonde punture d'acuti ferri. Questa è la cagione funesta per cui, e. gr. il Virgilio Aldino del 1501 ch'è il primo Libro stampato in carattere corsivo, da Aldo inventato; che le Pistole Famigliari di Cicerone di tutte l'ottime antiche Edizioni, e altri Libri somiglianti, usati nelle Scuole, o non si trovino, o, se pur si ritrovino, sieno così rovinati, o mancanti, che eccitano nausea e dispetto ne' dilettanti. In varie Librerie e pubbliche e private si conservano preziosi Manoscritti in membrana deformati dal taglio de' principj dipinti, e delle iniziali miniate e dorate. Io vidi, e maneggiai un antico Breviario scritto eccellentemente in pergamena, con figure e miniature elegantissime per que' tempi, mancante di molte di esse (e saranno state senza dubbio le meglio conservate, essendo le rimase intere alquanto sparute ed offese). Ma un esempio in questa materia succeduto qui in Padova, molti anni sono, in casa d'un dotto uomo, che avea posta insieme una buona Libreria occupante un'intera stanza, tutti gli altri sorpassa. Alcuni insolentissimi figliuoli (de' quali è feracissimo il nostro secolo) di detto Signore, penetrando spesso nella paterna Libreria, anche in assenza del genitore, ed essendosi accorti che molti di que' Libri erano adorni ne' principj di belle figure, ed imprese intagliate dilicatamente sul rame, (come per lo più sono quei d'Inghilterra, e d'Ollanda) tutte col tempo le tagliarono, o staccarono, per adoprarle in fornire altarini, o in altri sciocchi e fanciulleschi usi. Di che finalmente accortosi il Padre, fu per morir di rammarico d'un tal gravissimo disconcio e danno, e di così enorme deformazione degli amati suoi Libri: e dopo d'averne fatti rappezzar varj alla meglio che per lui si poté, si sfogava tratto tratto cogli amici, fra' quali pur me computava, col raccontar loro un così funesto accidente. Ma dirà forse tal'uno: «Qual rimedio usar si dee per evitar somiglianti disordini? Forse si debbono somministrare a' fanciulli Libri di pessime e scorrette stampe (i quali anche al d'oggi non mancano), con pericolo che in vece d'imparare, s'imbevano di pregiudizi e di errori? questo sarebbe l'imitar colui che incidit in Scyllam, cupiens vitare Charybdim». A che rispondendo, dico in primo luogo, che convien porre in pratica il suggerimento della stessa Divina Scrittura immediatamente soggiunto alla sentenza poco sopra addotta intorno alla stoltezza de' fanciulli, cioè: Et virga disciplinæ fugabit eam: e visitando spesso i ripostigli de' loro Libri, ed accorgendosi di maliziosi deterioramenti di essi, farli loro costar cari col castigarne gli autori. Ovvero provveder loro Libri bensì d'ottima stampa, ma maltenuti, o mancanti ne' luoghi non necessarj; de' quali si abbonda già molto per grazia degli antichi lor pari; i quali con tal disordine avran cagionato almeno a' posteri questo opportuno rimedio, e ordine; imitando così (benché in modo affatto dissimile) coloro che serunt arbores quaæ alteri sæculo prosint; coll'aver rovinato a' lor tempi que' Libri che, usandosi a' nostri, vengano a preservare interi i scelti, i rari, e per la maggiore antichità di molto ancor più pregiabili, che tuttavia pur sussistono.

 

FELPA. Sorta di drappo di seta alquanto simile al velluto: con essa si son legati in altri tempi Libri di conto, ma dalla bruttezza di tali antiche coperte, tutte spelate e deformi, si raccoglie, esser materia poco atta per tal ministero.

 

FIBBIE. Che volgarmente appellansi cappette, passetti ec. in apparenza pajono utili, ma in effetto riescon dannose, e per la ruggine, a cui son sottoposte, e che facilmente partecipano a' vicini Volumi, e perché segnano, e raspano le coperte de' medesimi nello estrarsi, e riporsi nelle scanzìe. Il loro uso si conserva utilmente soltanto ne' Libri liturgici.

 

FILO. Per cucire i Libri non sia troppo grosso, perché riempiendo più del dovere il mezzo de' fogli, o de' quinternetti, massime se son molti, rende mostruose le schiene de' Volumi: né troppo sottile, mentre riesce debole, e poco atto per far istar sodi i medesimi ne' loro siti.

 

FIORI. Alcuni nel leggere van riponendo foglie di varj fiori qua e ne' Libri, i quali perciò restano macchiati senza rimedio.

 

FODERARE. Occorrendo di dover foderare i frontispicj tarlati, o indeboliti per varj accidenti, come altresì le ultime carte de' Libri, si scelga per ciò carta somigliante, per evitare deformità.

 

FORME. Queste ne' Libri son varie secondo la piegatura de' fogli. La maggiore si chiama in foglio, e consta di due sole carte: in quarto, che di quattro: in ottavo, che di otto: in duodecimo, che di dodici: in sedicesimo, che di sedici: in diciottesimo, che di diciotto: in vigesimoquarto, che di ventiquattro: in trigesimosecondo, che in trentadue: in sessagesimoquarto, che in sessantaquattro: e alle volte per isforzo e somma industria dell'arte tipografica, in centesimo-vigesimottavo, in centoventotto; e a tutte si sottintende sesto, o modulo. In collocare le pagine, massime di notabil numero, nel torchio per imprimersi, ci vuole un non volgare accorgimento, e una particolare avvertenza e attenzione, e certamente non occorre aver troppo bevuto; altrimenti si erra con gran facilità: e per tali errori di mala situazione e collocazione di pagine quantunque i Libri non sieno del tutto mancanti e imperfetti, contenendo sostanzialmente tutta la lor materia, ad ogni modo restano diformati ed incomodi, convenendo a' lettori andar cercando qua e le mal trasposte facciate, per poter continuare l'incominciata lezione. I proti, o capi delle stamperie, a cui incombe la retta collocazione delle pagine, se errano in ciò, per antica tipografica legge, debbon rifare a loro spese i fogli, che si dicon falsi. Le forme più decorose per le Librerie sono quelle di foglio, quarto, ed ottavo; molti Libri anche in dodici ci sono assai pregevoli, come sono gli Elzeviriani d'antichi Autori Latini, massime dal 1630 al 1640 o poco innanzi; e in sedici, come i Griffiani e i Tornesiani. Le minutissime, come sono varie Plantiniane, Cesiane, Janssoniane, Comeliniane, Elzeviriane, e che so io, servono piuttosto per letterati viaggiatori, i quali in un baule posson portare quasi un'intera Libreria, e per tal comodo debbon sapere buon grado a così industriosi stampatori, de' quali è già perduta quasi del tutto la razza.

 

FRONTISPICJ. Questi dagli antichi si facevano troppo semplici: da molti moderni si fanno troppo pieni e prolissi, e perciò riescono goffi, e poco graditi ad occhio perito e amante della buona simmetria. Plausibil consiglio è quello di accennare in una facciata dirimpetto ad essi, succintamente le cose più notabili contenute nel Libro. Il far eleganti e ben'architettati Frontispicj ricerca considerazione, buon gusto ed ingegno. Intorno all'abuso d'imbrattarli co' nomi di varj possessori, e donatori, con numeri, lettere, cancellature, bolli, arme, cartucce incollate, e che so io; (cose tutte di pessimo gusto, e che indicano poca stima e amore pe' Libri).

 

FUMMO. Alcuni leggono e studiano in luogo dove si fa fuoco, e per conseguenza spesso succede fummo; il quale, col tempo, non solo annerisce le coperte, ma anche gli orli, e in parte i margini de' Libri; onde è cosa da fuggirsi.

 

FURTI. Le iscrizioni, e cartelli, o titoli de' Libri rari, e assai ricercati sogliono dar ansa a rubargli; e però alcuni al presente son di parere, che sia meglio a numerarli solamente e segnarli con semplici lettere per ritrovarli opportunamente per via de' Cataloghi, del che si parlerà in altro luogo, bilanciando il danno e l'utilità di questa nuova invenzione. Per ora si dirà che dagl'ignoranti ladri si rubano senza alcuno discernimento Libri buoni, e cattivi; rari, e comuni; scompagnando alle volte Corpi preziosi constanti di molti Volumi; lo che seguirà tanto più da qui innanzi per la gran quantità di essi. I ladri eruditi e pratici de' buoni Libri tirano a' migliori, e a' rarissimi; come facea, pochi anni sono, in Italia un certo mariuolo vestito da Cavaliere, portante sotto 'l mantello di scarlatto un sacchetto pendente dal collo sulla schiena, il quale, essendo egli lasciato solo nelle Librerie, per la fidanza che di lui s'avea, riempiva intanto a suo talento de' Libri o allora, o in altro tempo in esse adocchiati; partendosi dopo di ciò senza dare un immaginabile indizio di così sottil foggia di ladroneccio. In certa Libreria antica, ancora con banchi, sovra de' quali stavan coricati i Libri, fornita di ottimi Manoscritti, fu da certo forestiere tagliato in uno di essi con rasojo (potendosi a ciò applicare il versetto 4 del Salmo 51 novacula acuta lecit dolum) un raro inedito Opuscolo; pubblicato poscia ultra montes, senza accennare donde si fosse tratto. Del che finalmente accortosi l'erudito Bibliotecario, guardava di innanzi con grande attenzione alle mani di coloro che visitavano la detta Libreria, dicendo alle volte lepidamente ad alcuni che non si stupissero di sua attenzione, e vigilanza, perché correva, a parer suo, appresso a certi Letterati un'eresia, che fosse anzi merito, che peccato, a rubar Libri ad un tal genere di persone. Avendo un gran Personaggio notificato ad altro più grande di lui l'acquisto fatto d'un Volume inedito di celebre Scrittore, e di materie gelose; questi volle andarlo a vedere un nel proprio ripostiglio. Credendo il possessore di dargli su le mani per presentarglielo, si scovre esser un Libro di fogli bianchi, della stessa mole, altezza e coperta del Manoscritto. Sottilissima astuzia, e molto meditata da ingegnosissimo ladro, che apportò incredibil cordoglio e confusione a chi era persuasissimo di possedere quell'unico e prezioso Volume. In celebre Città d'Italia, in una Libreria di Religiosi si trovava un picciol geloso Libro, molto desiderato da un Signore di gran portata; fattolo chiedere da esso con efficace istanza a' possessori, fugli negato. Il nitimur in vetitum, cupimusque negata, ebbe tanta forza, che il fece loro involare. Ma dopo qualche tempo fu inviata una gran cassa a que' Religiosi (un de' quali raccontò a me il fatto) contenente un de' più insigni e numerosi Corpi che adornino le Librerie, e si venne a conoscere esser quella la generosissima compensazione dell'accennato picciolo furto; il quale rimase perciò del tutto approvato. Voglia il Cielo che i furti librarj sieno a questo almeno alcun poco somiglianti!

 




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