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ODORI. I Libri di varj paesi odorano, a
chi ciò avverte, diversamente. Quei d'Inghilterra hanno un odor grave e tetro,
e così, presso a poco, ancor quei di Germania, benché diverso: migliore l'hanno
quei di Francia, e d'Ollanda: poco sensibile quei d'Italia. Ciò provverrà forse
principalmente dall'acque. Odori buoni o rei contraggono anche i Libri dal sito
in cui da lungo tempo sen giacciono, come succede ne' scrigni odorosi: o in
luoghi terreni, nitrosi, rinserrati, e di cattiva aria, o vicini ad immondezze.
Noi conserviamo un bel testo Greco di Sofocle in ottavo dal Colineo impresso in
Parigi nel 1528, di gratissimo odore. Vedi le Lettere di S. Caterina da Siena
in 4 di Venezia del 1562 spiranti soave fragranza.
OLIO, o SEVO. Quando l'uno o
l'altro è di fresco caduto su' Libri, si può o levar del tutto, o alquanto far
ismarrire colla polvere di certa terra bianca detta da macchie, o da vasaj di
terra: ma quando è vecchio e rancido, o è impossibile, o difficilissimo. Vien
ricordata per esso la bollente lisciva; ma nel volerne levare le macchie, si va
ad evidente rischio di obliterare altresì lo stampato. Ciò accadde a me nel
tentar ch'io feci di purgar con essa alcune carte oliate della seconda rara
Edizione, e di prezzo notabile, della Storia Ravennate del Rossi; che se non
son presto a trarle della caldaja, se ne andava la stampa, come già avea
incominciato.
ORIENTE. Ad Oriente, per autorità di
Vitruvio, debbon situarsi le Librerie, come a parte più temperata, evitando il
calore del Mezzodì, e della Sera, e l'aria umida, e pessima di Tramontana.
ORINA. Di cani, di gatti, e di sorci è
pestilenziale pe' Libri, e nondimeno spesso vengono da essa infestati. Chi poi
avrebbe potuto pensare di dover nominare anche quella degli uomini? e pure
conviene accennarla; mentre si son trovati alcuni così svergognati, che,
tenendosi in capo di certa gran Sala, ornata d'una Pubblica Libreria, tratto
tratto erudite Accademie, dall'altro canto l'hanno depositata sulle stesse
scanzìe de' Libri, o tempora! o mores! cosicché si è risoluto anche
perciò di mutar luogo alle dette Accademie. Ma non è ciò gran maraviglia,
mentre da' poco timorati di Dio si orina anche sovra i Sagrati, e su le pareti,
e su le porte de' Templi alla Divina Maestà consagrati, con nausea fin degli
stessi Turchi, un de' quali in celebre piazza d'una gran Metropoli schiaffeggiò
sonoramente un Cherico, avendolo veduto ciò praticare; con approvazione comune.
Vedi il Libro intitolato, l'Ossequio dovuto a' Sacri Templi del
Giupponi.
ORPELLO. Volgarmente appellato stagnino,
o stagnuolo, cioè stagno battuto in fogli, e tinto di varj colori, con
cui s'usa d'ornare i Cerei Pascali. Pezzetti di questo io ho ritrovato più
volte in ottimi Libri, postivi quasi per segno, attaccati in guisa alle carte,
e cuoprenti lo stampato, che non valse industria alcuna per distaccarli
totalmente, rimanendo da' residui offuscate le lettere, e per conseguenza in
que' siti deformato il Libro, di fatta lebbra, e schifosa scabbia.
ORPIMENTO. Mescolano questo alcuni
legatori nella colla da loro adoprata nel legar Libri, supponendolo un valido
antidoto contro a' tarli; se sia tale, lo potranno meglio sapere i Naturalisti;
ma, come io dissi altrove, i tarli sono ingegnosi, e sanno entrar ne' Libri,
schifando tutti gl'impedimenti, con cui si pretende di chiuder loro l'adito ne'
medesimi. Oltrediché l'Orpimento comunica alle carte vicine il suo giallo,
sminuendo con esso la nitidezza de' Codici, massime ne' frontispicj, e ne'
fini. Vedi ASSENZIO.
OTTONE. Vedi BORCHIE, CANTONI,
DORATURA. Alcuni antichi faceano legare i lor Libri non solo con borchie,
cantoni, scudetti, fibbie o passetti d'ottone, ma ancora li faceano armare e
sopra le coperte, e negli orli anteriori di esse con punte lunghe e massiccio
dello stesso metallo, come si vede in qualche Manoscritto qui in Padova nella
celebre Libreria del Seminario, di modo che pareano piuttosto Arme per
combattere, che Codici per istudiare. Legature somiglianti, ora che i Libri
stan riposti diritti ed uniti in iscanzìe, rovinerebbero le piane e liscie, de'
Libri vicini; ma allora che si teneano, ognun da sé, coricati su banchi, ciò
succedere non poteva.
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