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Vincenzo Viviani
Vita di Galileo Galilei

IntraText CT - Lettura del testo

  • IX
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IX

Sopragiungendo l'estate, se ne tornò a Firenze, dove ne' varii congressi de' letterati, che frequentemente si facevano d'avanti al Ser.mo G. Duca Cosimo, fu una volta introdotto discorso sopra il galleggiar in acqua et il sommergersi de' corpi, e tenuto da alcuni che la figura fosse a parte di questo effetto, ma dal Sig.r Galileo sostenuto il contrario; ond'egli, per commessione della medesima Altezza, scrisse quell'erudito Discorso sopra le cose che stanno in acqua e che in quella si muovono, dedicato al suddetto Serenissimo e stampato in Firenze nell'Agosto del 1612: nell'ingresso del qual trattato diede publicamente notizia delle novità delle macchie solari; e poco doppo ristampandosi il medesimo Discorso con alcune addizzioni, nella prima di esse inserì il parer suo circa il luogo, essenza e moto di dette macchie, avvisando inoltre d'aver per mezzo di quelle osservato il primo un moto e revoluzione del corpo solare in sé stesso nel tempo di circa un mese lunare; accidente, benché nuovo in astronomia, eterno nondimeno in natura, a cui perciò il Sig.r Galileo referiva, come a men remoto principio, le cagioni d'effetti e conseguenze maravigliose.

In occasione delle dispute che nacquero in proposito del galleggiare, soleva dire il Sig.r Galileo, non vi esser più sottile né più industriosa maestra dell'ignoranza, poiché per mezzo di quella gl'era sortito di ritrovare molte ingegnose conclusioni e con nuove et esatte esperienze confermarle per satisfare all'ignoranza delli avversarii, alle quali per appagare il proprio intelletto non si sarebbe applicato.

Contro la dottrina di tal Discorso si sollevò tutta la turba peripatetica, et immediatamente si veddero piene le stamperie di opposizioni8 et apologie, alle quali fu poi nel 1615 abondantemente risposto dal P. D. Benedetto Castelli, matematico allora di Pisa e già discepolo del Sig.r Galileo, a fine di sottrarre il suo maestro da occuparsi in così frivole controversie.

Stava bene il Sig.r Galileo tutto intento a' celesti spettacoli, quando però non veniva interrotto da indisposizioni o malattie che spesso l'assalivano, cagionate da lunghe e continuate vigilie et incomodi che pativa nell'osservare; e trovandosi poco lontano da Firenze nella villa delle Selve del Sig.r Filippo Salviati, amico suo nobilissimo e d'eminentissimo ingegno, quivi fece scrupolosissime osservazioni intorno alle macchie solari: et avendo ricevuto lettera dal Sig.r Marco Velsero, Duumviro d'Augusta, accompagnata con tre del suddetto Apelle sopra l'istesso argumento, ne i 4 di Maggio del 1612 rispose a quella con varie considerazioni sopra le lettere del medesimo Apelle, replicando ancora con altra de' 14 d'Agosto susseguente; e ricevendo dal Sig.r Velsero altre speculazioni e discorsi d'Apelle, scrisse la terza lettera del primo di Dicembre prossimo, sempre confermandosi con nuove e più accurate ragioni ne' suoi concetti: e di qui nacque l'Istoria e Demostrazioni delle Macchie Solari e loro accidenti, che nel 1613 fu publicata in Roma dall'Accademia de' Lincei insieme con le suddette lettere e disquisizioni del finto Apelle, dedicandola al medesimo Sig.r Filippo Salviati, nella villa del quale aveva il Sig.r Galileo osservato e scritto sopra queste apparenze; vedendosi in detta istoria ciò che di vero, o di probabile almeno, è stato detto fin ora sopra argumento così difficile e dubbio

Ma non contento d'aver, con le sue peregrine speculazioni e con tanti nobili scoprimenti, introdotto nuovi raggi di chiarissima luce nelli umani intelletti, illustrando e restaurando insieme la filosofia et astronomia, non prima investigò ne' Pianeti Medicei  alcuni lor varii accidenti, che pensò di valersene ancora per universal benefizio delli uomini nella nautica e geografia, sciogliendo perciò quell'ammirando problema per il quale in tutte l'età passate si sono in vano affaticati gl'astronomi e matematici di maggior fama, che è di poter in ogn'ora della notte, in qualunque luogo di mare o terra, graduare le longitudini. Scorgeva bene ch'al conseguimento di ciò si richiedeva un'esatta cognizione de' periodi e moti di quelle stelle, a fine di fabbricarne le tavole e calcular l'efemeridi per predire le loro constituzioni, congiunzioni, eclissi, occultazioni et altri particolari accidenti, da lui solo osservati, e che quella non si poteva ottenere se non dal tempo, con moltissime e puntuali osservazioni: però sin che non gli sortì conseguirla, si astenne di proporre il suo ammirabil trovato; e quantunque in meno di quindici mesi dal primo discoprimento de' Pianeti Medicei arrivasse ad investigare i lor movimenti con notabile aggiustatezza per le future predizioni, volle però con altre più esquisite osservazioni, e più distanti di tempo, emendargli.





8 Lodovico delle Colombe.

Vincenzio di Grazia.

Giorgio Coresi, lettore in Pisa.

Dottor... Palmerini.





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