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XIII
Per questo
compassionevole accidente fu egli necessitato a consegnar nelle mani del P. D.
Vincenzio Renieri suo discepolo, che fu poi Matematico di Pisa, tutti i proprii
scritti, osservazioni e calculi intorno a' detti Pianeti, acciò quegli,
supplendo alla sua cecità, ne fabbricasse le tavole e l'efemeridi, per donarle
poi alli Stati e comunicarle al Sig.r Ortensio, che qua dovea
comparire. Ma nello spazio di breve tempo vennero avvisi non solo della morte
di questo, ma ancora delli altri tre Commissarii deputati a tal maneggio, a
pieno instrutti et assicurati della verità della proposta e della certezza e
modo del praticarla. Et finalmente, quando dal Sig.r Ughenio, primo
Consigliere e Segretario del Sig.r Principe d'Oranges, e dal Sig.r
Borelio, Consigliere e Pensionario della città d'Amsterdam, personaggi di
chiarissima fama e litteratura, si procurava incessantemente di riassumere e
perfezionare il negoziato con i medesimi Stati; e che il Sig.r
Galileo aveva deliberato, con lor consenso, d'inviar colà il P. D. Vincenzio
Renieri, come informatissimo d'ogni secreto, con le tavole et efemeridi de'
Pianeti Medicei, per conferire il tutto et instruirne chiunque a lor fosse
piaciuto; quando, dico, da questi, che già apprendevano la proposta per
infallibile e di sicurissimo evento, ciò si trattava con ogni maggior fervore;
mancò la vita all'autore di sì grand'invenzione, come dico appresso: e qui si
troncò totalmente ogni trattato con gli Stati d'Olanda. Non però qui s'estinse
la maligna influenza, ostinatasi ad opprimere con tanti modi, o più tosto a
differire, la conclusione d'opera così egregia; poiché nel 1648, quando il
suddetto P. Renieri aveva ormai in ordine di publicare (come l'Altezze Lor Ser.me
asseriscono d'aver veduto) l'efemeridi con le tavole e canoni per calcolare in
ogni tempo le future constituzioni de' Pianeti Medicei, elaborate sugli studii
e precetti conferitigli dal Sig.r Galileo e conseguiti da esso nelle
vigilie di tanti anni, fu il detto Padre sopragiunto d'improvisa e quasi
repentina malattia, per la quale si morì; et in questo accidente fu, non si sa
da chi, spogliato il suo studio delle suddette opere già perfezionate e quasi
di tutti gli scritti et osservazioni, tanto delle consegnategli dal Sig.r
Galileo che delle proprie, sopra questa materia: perdita tanto più deplorabile,
quanto che si richiede per resarcirla assai maggior tempo di quel che fu di
bisogno al Sig.r Galileo, perspicacissimo osservatore, per ottenere
una perfetta cognizione de' periodi e moti di quei Pianeti. Ma differiscasi
pure per qualsivoglia accidente la pratica di così nobil trovato, et altri si
affatichi di rintracciare con i proprii sudori i movimenti di quelle Stelle, o
pur altri, adornandosi delle fatiche del primo discopritore, tenti farsene
l'autore per estrarne premii et onori; ché sì come per graduare le longitudini
il mezzo de' compagni di Giove è l'unico e solo in natura, e perciò questo solo
sarà un giorno praticato da tutti gl'osservatori di terra e mare, così il
primato e la gloria dell'invenzione sarà sempre del nostro gran Galileo,
autenticata da regni interi e dalle republiche più famose d'Europa, et a lui
solo sarà perpetuamente dovuta la correzzione delle carte marine e geografiche
e l'esattissima descrizione di tutto 'l globo terrestre.
Aveva già il Sig.r
Galileo risoluto di mai più esporre alle stampe alcuna delle sue fatiche, per
non provocarsi di nuovo quelli emuli che per sua mala sorte in tutte l'altre
opere sue egli aveva sperimentati; ma ben, per dimostrar gratitudine alla
natura, voleva comunicar manuscritte quelle che gli restavano a varii
personaggi a lui ben affetti et intelligenti delle materie in esse trattate. E
perciò avendo eletto in primo luogo il Sig.r Conte di Noailles,
principalissimo signor della Francia, quando questi nel 1636 ritornava
dall'ambasciata di Roma, gli presentò una copia de' suoi Dialogi o pur Discorsi
e Demonstrazioni matematiche intorno a due nuove scienze della meccanica e del
moto locale; i fondamenti del quale, insieme con moltissime conclusioni,
acquistò sin nel tempo che era in Padova et in Venezia, conferendole a' suoi
amici11, che si trovarono a varie esperienze ch'egli di continuo faceva
intorno all'esamine di molti curiosi problemi e proposizioni naturali. Accettò
il Sig.r Conte come gioia inestimabile l'esemplare manuscritto del
sig.r Galileo; ma giunto a Parigi, non volendo defraudare il mondo
di tanto tesoro, ne fece pervenir copia in mano alli Elsevirii di Leida, i
quali subito ne intrapresero l'impressione, che restò terminata nel 1638.
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