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Francesco De Sanctis
La scienza e la vita

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  • III
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III

La scienza potè illustrare, ma non potè rigenerare la vita greca e la vita romana. Non potè, e credette di poterlo, e questa fede fu la sua forza. La verità ch'ella cercava, le sarebbe parsa cosa spregevole, se non avesse avuto fiducia di trasportarla nella vita. Platone vede nella scienza un istrumento etico, e mira alla educazione della gioventù e alla prosperità dello stato, e perchè l'arte gli pare corruttrice, sbandisce l'arte. Anche Aristotile pone l'etica a fine supremo della scienza, e perdona all'arte, perchè ci trova un fine etico, la purgazione delle passioni. Socrate confida di potere ammaestrando la gioventù abbattere i sofisti e restaurare la vita patria. Ma la sua scienza non era la vita, e la vita fa Alcibiade, il suo discepolo, che affrettò la patria dissoluzione. Platone va in Siracusa, chiamatovi a rigenerare quel popolo, e la sua scienza non può ritardare di un minuto il corso della storia. Più la vita si fa molle, e più la scienza si fa rigida; nel loro cammino si discostano sempre più, senz'alcuna reciprocanza d'azione; di rimpetto alla vasta corruzione dell'impero sorgono accigliati gli stoici. Lo stoicismo potè guadagnare a individui, ma non potè formare o riformare alcuna società, anzi esso fu la scienza della disperazione, la consacrazione della dissoluzione sociale, il si salvi chi può, il Savio ritirato in stesso, impassibile alle vicissitudini del mondo esterno, disertore della società. La scienza operava sopra un mondo già corrotto, dove la libertà divenuta licenza avea prodotto il dispotismo, e dove le varie stirpi erano unificate dalla conquista, venute meno le differenze e le energie focali. Essa fu buona a sistemare e organare quel vasto insieme, e a introdurvi ordini e leggi stabili, che sono anche ogni documento dell'antica grandezza. Ma in quel sapiente meccanismo non potè spirare uno spirito nuovo, non restaurare le forze morali e organiche; lavorava nelle alte cime, già logore e guaste, e trascurava la base, quegl'infimi strati sociali, dove le forze morali erano ancora latenti e intere, e dove operavano con più efficacia i seguaci di Cristo. Un giorno la Scienza salì nella Reggia, si pose accanto a Luciano, ebbe in sua mano tutte le forze e non potè arrestare la dissoluzione della vita pagana, rallentare la formazione della vita cristiana. Pure che orgoglio menava quella società della sua scienza! con qual disprezzo trattava i barbari! e come avrebbero sorriso, se qualche malaugurato profeta avesse lor detto, che que' barbari erano i predestinati loro eredi e loro padroni!

Cessata la barbarie, rinasce la fiducia nella scienza, e se ne attendono miracoli. L'ideale è Beatrice, Fede che è scienza, e Scienza che è fede. La vita é un inferno, che la scienza di grado in grado trasforma in paradiso. E il Paradiso è la Monarchia universale, il regno della giustizia e della pace, dove la scienza riconosce stessa. Venne il Risorgimento, e la scienza credette davvero di poter ristaurare la vita. La scienza si chiamava Machiavelli, Campanella, Sarpi; e la vita fu Cesare Borgia, Leone decimo e Filippo Secondo. I pensieri rimasero pensieri, e i fatti rimasero fatti. Ultimo raggio di una vita gloriosa che rifletteva stessa nell'arte, produsse una forma limpida e bella, segnata qua e di tristezza e d'ironia, come sentisse di essere non altro che forma, vuota di ogni contenuto e d'ogni organismo. Quella che chiamò sua età dell'oro, fiorente di studi, di arti, di scienze, fu la splendida età del suo tramonto, fu il sonno di Michelangiolo e fu la tristezza di Machiavelli.

Più tardi, la scienza opera come religione, diviene un apostolato, si propaga ne' popoli, trova il suo centro di espansione nello spirito francese, e provoca un movimento memorabile, di cui oggi ancora continuano le oscillazioni. Nasce una nuova società, si forma una nuova vita; la scienza ha anche lei i suoi apostoli, i suoi martiri, i suoi legislatori, il suo catechismo, e penetra dappertutto, nella religione nella morale, nel dritto, nell'arte, ne' sistemi politici, economici, amministrativi, s'infiltra in tutte le istituzioni sociali. Ma era scienza, e operò come scienza. Credette che rinnovare la vita fosso il medesimo, che rinnovare le idee, e conoscere fosse il medesimo che potere. Applicò la sua logica alla vita, fatale e inesorabile, come una conseguenza, date le premesse. Cercò le premesse ne' suoi principii e nelle sue formole, non nelle condizioni reali ed effettive della vita. Avvezza a trattare il mondo meccanico come cosa sua, trattò l'organismo sociale come un meccanismo, e trattò gli uomini come pedine, ch'ella potesse disporre secondo il suo giuoco. Concepì la vita come fosse ideale scientifico, e tutto guardando attraverso a quell'ideale, indebolì, volendo perfezionarli, tutti gli organismi sociali, religione, arte, società, e lo stato e la famiglia. Quando la vita così conculcata reagì, ella in nome della libertà uccise la libertà, in nome della natura snaturò gli uomini, e volendo per forza renderli uguali e fratelli, era la scienza e divenne la forza, era la cima, e non si brigò della base, e la base un bel una scrollatina e s'inghiottì la cima. Così sparve il regno della filosofia; la vita si vendicò e la chiamò per disprezzo ideologia; si credette un po' meno alle idee e un po' più alle cose. Più viva era stata la fede nella scienza, più acerbo fu il disinganno. E se ne cavò questa dura verità: la Scienza non è la vita.




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