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IV
Innanzi a questi esempii io mi raccolgo e mi domando: cosa
è la vita di un popolo?
Un popolo vive, quando ha intatte tutte le su forze
morali. Queste forze non producono, se non quando trovano al di fuori stimoli
alla produzione Più gagliardi sono gli stimoli, e maggiore è la loro intensità
e vivacità. Gli stimoli ti creano il limite, cioè a dire uno scopo, che le
toglie dal vago della loro libertà, e le determina, dà loro un indirizzo. In
quanto la loro libertà è limitata, queste forze sono produttive. L'uomo forte,
quando pure voi gli togliate il limite, se lo crea lui, e se non può legittimo,
se lo crea illegittimo: perchè la forza ha bisogno del limite, come il mezzo ha
bisogno dello scopo. Testimonio è il prete, il quale, negati a lui i figli, si
sente con più tenace affetto legato a' nipoti. Più il sentimento del limite è
fiacco in un popolo, e più è debole, più è vicino alla dissoluzione: e per
contrario la vita è più potente là dove è una coscienza più sviluppata del
limite.
Per uscir dell'astratto, guardiamo cosa era l'uomo,
prima che la scienza moderna vi avesse posto la mano.
L'uomo del medio evo, robustissimo di sentimento e
d'immaginazione, nella pienezza della sua libertà e nella foga delle sue
passioni, trovava ad ogni passo de' limiti accettati dalla sua volontà, perchè
non erano imposti con violenza dal di fuori, ma erano il prodotto della sua
coscienza. Que' limiti perciò non erano ributtati come ostacoli ma erano
rispettati come doveri e come stimoli alla produzione. Aveva la sua casa, dove
trovava la donna, materia di venerazione e quasi di culto, il padre della
famiglia, armato di dritti formidabili, avvezzo al comando e sicuro
dell'ubbidienza, il nome della famiglia, vincolo comune e rispettato, che
imponeva a tutti gli stessi odii e gli stessi interessi, tradizioni secolari,
di cui era viva la storia ne' testamenti degli avi, che con previdente affetto
abbracciavano i secoli e incatenavano l'avvenire alla perpetuità del casato. La
famiglia era già per lui come una piccola patria, che gli creava doveri,
approvati dal suo cuore, e trasformati in gagliardi stimoli al decoro e alla
prosperità della casa. E aveva la grande patria vicina e concreta, che
incontrava ad ogni passo della vita, immedesimata col suolo, con la casa, con
le parentele, co' suoi interessi le sue passioni e le sue aspirazioni, comunanza
di sentimenti e di credenze e di costumi, che con vocabolo singolarmente
espressivo era detto il Comune. Ivi trovava nuovi vincoli e nuovi
stimoli all'opera, la sua chiesa e la sua classe, poderosi organismi, de' quali
si sentiva parte, forte della forza comune. Quando si spiegava all'aria il
gonfalone, tutti vi si stringevano attorno, deliberati a porre per quello le
sostanze e la vita, perchè il gonfalone era il simbolo della patria e la patria
era la terra de' padri, era la famiglia, la chiesa, la classe, il comune.
L'uomo viveva come abbarbicato al suo suolo, a' suoi avi, alla sua casa, alla
sua chiesa, alla sua classe, al suo comune, chiuso in potenti organismi, che
gli rammentavano doveri da compiere più che dritti da rivendicare. Si sentiva non
un individuo libero e isolato, ma parte di un tutto, vivente della vita di
quello, figlio, marito, cittadino, soldato, credente, di questo o quel ceto. E
qui era il difetto di quei ferrei organismi; l'individuo non vi aveva fini
propri, ma un fine comune, che spesso pesava sopra di lui come il fato, e
uccideva la sua libertà. A poco a poco il limite soperchiò, cessò di essere uno
stimolo, e divenne un ostacolo. L'uomo stretto come in una rete di organismi
soprapposti gli uni agli altri, de' quali non sapeva come distrigarsi, vi si
sentia affogare e intisichire, e prese in odio i sentimenti più cari della
vita, la sua religione la sua famiglia, il suo comune, la sua classe. Volendo
rovesciare l'ostacolo, soppresse lo stimolo. Quei limiti non furono più doveri
graditi, accettati dalla sua volontà ma obblighi imposti dalla violenza,e
nell'ardore della lotta perirono nella sua coscienza non solo quegli obblighi,
ma quei doveri; la religione, la stessa morale gli divenne sospetta, perchè
invocata da' suoi oppressori; maledisse la società e la legge come istrumenti
della sua oppressione e sospirò allo stato di natura, e perchè nel suo sangue
ci era entrato il guasto, cacciò da sè il sangue cattivo e il sangue buono:
così cominciò quella dissoluzione che Machiavelli chiamava corruttela italiana.
Molti fanno di quella corruttela autrice la scienza, e non veggono che la
scienza apparve quando la materia era già corrotta, apparve per risanare.
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