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Francesco De Sanctis
La scienza e la vita

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Il motto della scienza era un giorno la libertà contro il limite; oggi è la ristaurazione del limite nella libertà. Noi abbiamo distrutti o indeboliti tutt'i limiti al fuori, e non li abbiamo ricreati dentro di noi. Nel furore della lotta li abbiamo odiati, disconosciuti, e perché al di fuori erano superstizione, oppressione; abbiamo ucciso dentro di noi anche il sentimento che li rigenera, e siamo rimasti nel vuoto. Quei limiti sono lo stimolo che sviluppa le forze organiche e creano la serietà e la moralità dalla vita, e ci toglie all'egoismo animale, e ci rende capaci del sacrifizio e del dovere. La scienza altro non è se non ricostituzione de' limiti nella coscienza, la riabilitazione di tutte le sfere della vita. L'uomo della scienza è il più alto e virile tipo d'uomo, che non ha bisogno di culto, perché ne ha dentro di sé il sentimento, e non ha bisogno di stimoli esterni, non di medaglie e di titoli, di pene e di premii, di stato e di leggi, perché quegli stimoli li sente più vivamente dentro di sé, e non ci è bandiera e non ci è gonfalone, che abbia la forza della sua coscienza. Quando questi stimoli interni operano, presto o tardi ci daranno la forza di ricostruirci anche un simile mondo esterno, la concordia sarà ristaurata tra la scienza e la vita. Ma dove operano mollemente, non hanno virtù organica, e caricando e beffeggiando si sentono soddisfatti, e altro è la scienza, altro è la vita. E allora chi vi il dritto di negare il Dio fuori di voi, quando vi manca virtù di ricreare Dio dentro di voi, e raggiarlo al di fuori? Chi vi il dritto di negare l'eredità e la solidarietà di famiglia, quando dentro di voi non ci è altro che il solitario Voi? Chi vi il dritto d'invocare nuove forme e nuove istituzioni, quando la materia, nonche altro, è guasta fino dentro di voi? Se la scienza non può ricostituire quest'uomo interno, meglio il di fuori, guasto e viziato com'è, che il vuoto. Questo sarà il grido di tutti, anche degli uomini colti, e questo spiega le reazioni. La società non può vivere lungamente sopra idee che non generano, non organizzano, e dopo varie oscillazioni si adagerà per stanchezza nel suo stato antico, quale l'hanno fatta i secoli.

Forse io carico le tinte. Ma trovo intorno a me apatia ne' fatti, prosunzione nelle parole. E pur bisogna sferzarla quest'apatia, umiliarla questa prosunzione. Le mie inquietudini sono oggi il tormento de' più elevati intelletti, il problema de' problemi, la missione urgente della scienza. Una volta tutto era filosofico, oggi tutto è sociale. Abbiamo la fisica sociale, la fisiologia sociale, l'economia sociale, antropologia, pedagogia, tutti sono intorno a questo grande malato. Ci è un cumulo di scienze che si potrebbero chiamare con una parola, la medicina sociale.

La grande medicina era un tempo l'istruzione, e ora che l'istruzione ha reso tutt'i suoi frutti in Germania, già non basta più, e Virchow impensierito invoca una educazione nazionale. La scienza dee organizzarmi questa educazione nazionale, dee imitarmi il cattolicismo, la cui potenza non è il catechismo, è l'uomo preso dalle fasce e tenuto stretto in pugno sino alla tomba, dee imitarmi quei suoi organismi di granito, su' quali ella picchia e ripicchia da secoli e ancora invano.

Ciascuna scienza ha la sua epoca. La vita corre dove si sente riflessa, colta dal vero, come si trova, quella è la scienza vivente, che fa batterei cori, che ha un'azione sulla vita. Oggi la vita, si sente attinta da un malore incognito, la cui manifestazione è l'apatia, la noia, il vuoto, e corre per istinto colà dove si parla di materia e di forza e come ristaurare l'uomo fisico, e come rigenerare l'uomo morale. Letteratura e filosofia, scienze mediche e scienze morali, tutte prendono quel riflesso e quel colore. Rifare il sangue, ricostituire la fibra, rialzare le forze vita è il motto non solo della medicina ma della pedagogia, non solo della storia, ma dell'arte, rialzare le forze vitali, ritemprare i caratteri, e col sentimento della forza rigenerare il coraggio morale, la sincerità, l'iniziativa, la disciplina, l'uomo virile e perciò l'uomo libero. Le università italiane oggi sono come tagliate fuori del movimento nazionale, senz'alcuna azione sullo Stato che si dichiara essere neutro, e con piccolissima azione sulla società di cui non osano interrogare le viscere. Divenute fabbriche di avvocati, di medici e d'architetti, se intenderanno questa missione della scienza odierna, se usando la libertà che loro è data, affronteranno problemi attuali e taglieranno sul vivo, se avranno l'energia di farsi esse capo e guida di questa restaurazione nazionale, ritorneranno, quali erano un tempo, il gran vivaio delle nuove generazioni, centri viventi e irraggianti dello spirito nuovo.




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