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Il motto della scienza era un giorno la libertà contro
il limite; oggi è la ristaurazione del limite nella libertà. Noi abbiamo
distrutti o indeboliti tutt'i limiti al dì fuori, e non li abbiamo ricreati
dentro di noi. Nel furore della lotta li abbiamo odiati, disconosciuti, e
perché al di fuori erano superstizione, oppressione; abbiamo ucciso dentro di
noi anche il sentimento che li rigenera, e siamo rimasti nel vuoto. Quei limiti
sono lo stimolo che sviluppa le forze organiche e creano la serietà e la
moralità dalla vita, e ci toglie all'egoismo animale, e ci rende capaci del
sacrifizio e del dovere. La scienza altro non è se non ricostituzione de'
limiti nella coscienza, la riabilitazione di tutte le sfere della vita. L'uomo
della scienza è il più alto e virile tipo d'uomo, che non ha bisogno di culto,
perché ne ha dentro di sé il sentimento, e non ha bisogno di stimoli esterni,
non di medaglie e di titoli, di pene e di premii, di stato e di leggi, perché
quegli stimoli li sente più vivamente dentro di sé, e non ci è bandiera e non
ci è gonfalone, che abbia la forza della sua coscienza. Quando questi stimoli
interni operano, presto o tardi ci daranno la forza di ricostruirci anche un
simile mondo esterno, la concordia sarà ristaurata tra la scienza e la vita. Ma
dove operano mollemente, non hanno virtù organica, e caricando e beffeggiando
si sentono soddisfatti, e altro è la scienza, altro è la vita. E allora chi vi
dà il dritto di negare il Dio fuori di voi, quando vi manca virtù di ricreare
Dio dentro di voi, e raggiarlo al di fuori? Chi vi dà il dritto di negare
l'eredità e la solidarietà di famiglia, quando dentro di voi non ci è altro che
il solitario Voi? Chi vi dà il dritto d'invocare nuove forme e nuove
istituzioni, quando la materia, nonche altro, è guasta fino dentro di voi? Se
la scienza non può ricostituire quest'uomo interno, meglio il di fuori, guasto
e viziato com'è, che il vuoto. Questo sarà il grido di tutti, anche degli
uomini colti, e questo spiega le reazioni. La società non può vivere lungamente
sopra idee che non generano, non organizzano, e dopo varie oscillazioni si
adagerà per stanchezza nel suo stato antico, quale l'hanno fatta i secoli.
Forse io carico le tinte. Ma trovo intorno a me apatia
ne' fatti, prosunzione nelle parole. E pur bisogna sferzarla quest'apatia, umiliarla
questa prosunzione. Le mie inquietudini sono oggi il tormento de' più elevati
intelletti, il problema de' problemi, la missione urgente della scienza. Una
volta tutto era filosofico, oggi tutto è sociale. Abbiamo la fisica sociale, la
fisiologia sociale, l'economia sociale, antropologia, pedagogia, tutti sono
intorno a questo grande malato. Ci è un cumulo di scienze che si potrebbero
chiamare con una parola, la medicina sociale.
La grande medicina era un tempo l'istruzione, e ora
che l'istruzione ha reso tutt'i suoi frutti in Germania, già non basta più, e
Virchow impensierito invoca una educazione nazionale. La scienza dee
organizzarmi questa educazione nazionale, dee imitarmi il cattolicismo, la cui
potenza non è il catechismo, è l'uomo preso dalle fasce e tenuto stretto in
pugno sino alla tomba, dee imitarmi quei suoi organismi di granito, su' quali
ella picchia e ripicchia da secoli e ancora invano.
Ciascuna scienza ha la sua epoca. La vita corre là
dove si sente riflessa, colta dal vero, come si trova, quella è la scienza
vivente, che fa batterei cori, che ha un'azione sulla vita. Oggi la vita, si
sente attinta da un malore incognito, la cui manifestazione è l'apatia, la
noia, il vuoto, e corre per istinto colà dove si parla di materia e di forza e
come ristaurare l'uomo fisico, e come rigenerare l'uomo morale. Letteratura e
filosofia, scienze mediche e scienze morali, tutte prendono quel riflesso e
quel colore. Rifare il sangue, ricostituire la fibra, rialzare le forze vita è
il motto non solo della medicina ma della pedagogia, non solo della storia, ma
dell'arte, rialzare le forze vitali, ritemprare i caratteri, e col sentimento
della forza rigenerare il coraggio morale, la sincerità, l'iniziativa, la
disciplina, l'uomo virile e perciò l'uomo libero. Le università italiane oggi
sono come tagliate fuori del movimento nazionale, senz'alcuna azione sullo
Stato che si dichiara essere neutro, e con piccolissima azione sulla società di
cui non osano interrogare le viscere. Divenute fabbriche di avvocati, di medici
e d'architetti, se intenderanno questa missione della scienza odierna, se
usando la libertà che loro è data, affronteranno problemi attuali e taglieranno
sul vivo, se avranno l'energia di farsi esse capo e guida di questa
restaurazione nazionale, ritorneranno, quali erano un tempo, il gran vivaio
delle nuove generazioni, centri viventi e irraggianti dello spirito nuovo.
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