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| Carlo Goldoni L’apatista IntraText CT - Lettura del testo |
SCENA OTTAVA
Fabrizio e detti.
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FABRIZIO: |
Presto, signor padrone, presto. |
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CAVALIERE: |
Che cosa c'è? |
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FABRIZIO: |
Il signore Giacinto con della gente armata, Fra gli alberi nascosta, la casa ha circondata. Egli ci pose intorno una specie d'assedio. Venga a vedere. |
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PAOLINO: |
Indegno. |
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CAVALIERE: |
Pensiamo ad un rimedio. |
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LAVINIA: |
Duolmi per mia cagione... |
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PAOLINO: |
Anderò io, lasciate... (Si alza furiosamente.) |
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CAVALIERE: |
Don Paolin, fermatevi, non vuò che vi scaldiate. (S'alza.) Di accendere un gran foco bisogno ora non c'è; Di rimediare al tutto resti il pensiere a me. |
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LAVINIA: |
Deh, non vi cimentate. (Al Cavaliere, alzandosi.) |
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CAVALIERE: |
Di ciò non vi è periglio. Porvi saprò rimedio coll'arte e col consiglio. |
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PAOLINO: |
Accendere mi sento di una vendetta il cuore. |
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CAVALIERE: |
Noi possiam vendicarci senza un soverchio ardore. |
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LAVINIA: |
Possibil che possiate udir placidamente Di un indegno le trame? |
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CAVALIERE: |
Io non mi scaldo niente. |
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PAOLINO: |
Per difender la dama, la vita arrischierei. |
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CAVALIERE: |
Arrischiare la vita? Sì pazzo io non sarei. |
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LAVINIA: |
Dunque espormi volete ad un novello oltraggio. |
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CAVALIERE: |
No, ma spero difendervi con un maggior vantaggio. |
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LAVINIA: |
Come? |
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CAVALIERE: |
Venite meco. Andiam, don Paolino. Vi svelerò fra poco quello ch'io far destino. |
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LAVINIA: |
A voi mi raccomando. (Al Cavaliere e a don Paolino.) |
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PAOLINO: |
Per voi morire io bramo. |
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CAVALIERE: |
Ed io senza morire vuò rimediarvi; andiamo. (Tutti e tre partono, e resta il Conte, il quale seguita a mangiare senza scomporsi.) |
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FABRIZIO: |
Cosa fa il signor Conte? |
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CONTE: |
Io seguo il mio lavoro. |
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FABRIZIO: |
Non sente il bell'imbroglio? |
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CONTE: |
Bene, ci pensin loro. |
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FABRIZIO: |
Non vede quale abbiamo pericolo vicino? |
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CONTE: |
Vorrei pur, se potessi, finir questo bodino. |
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FABRIZIO: |
Noi lo lasciam qui solo. |
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CONTE: |
Ebbene andate pure. |
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FABRIZIO: |
Son le stanze terrene pochissimo sicure. Se qui il signor Giacinto entra colla sua gente E trova il signor Conte, l'ammazza immantinente. (Parte.) |
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CONTE: |
Povero me! se viene... Presto, andiamone, presto; Ma di questo bodino voglio godermi il resto. (Si alza, prende il bodino, e parte.) |