| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Carlo Goldoni L’apatista IntraText CT - Lettura del testo |
SCENA SETTIMA
Il Cavaliere, poi il, signor Giacinto, poi quattro Armati.
|
CAVALIERE: |
Fabrizio è spiritoso; spero che a perfezione Sosterrà con bravura lo scherzo e la finzione. |
|
GIACINTO: |
Eccomi, Cavaliere, a udir quel che bramate. |
|
CAVALIERE: |
Ora che noi siam soli... |
|
GIACINTO: |
Con permission, (al Cavaliere.) entrate. (Agli Armati, che entrano.) |
|
CAVALIERE: |
In casa mia, signor ogni sospetto è vano; Vennero i suoi guerrieri, m'inchino al capitano. Per meditare insidie spirto non ho sì audace; Pace e amicizia io chiedo, v'offro amicizia e pace. |
|
GIACINTO: |
So perdonar gl'insulti, anch'io son cavaliere; Basta che gli altri sappiano far meco il lor dovere. |
|
CAVALIERE: |
In quanto a me, signore, desio d'assicurarvi, Che bramo ad ogni costo la via di soddisfarvi. La dama è già pentita, vi offre la mano in dono, Il di lei genitore vuol chiedervi perdono. Don Paolino istesso trema dalla paura; Di aver la vostra grazia col mezzo mio procura. Ed io, pria di vedervi pien di rabbiosa smania, Vorrei aver la febbre, la gotta o l'emicrania. |
|
GIACINTO: |
Tutto saprò scordarmi in grazia di un amico; Vuò perdonare a tutti, sull'onor mio vel dico. |
|
CAVALIERE: |
Oh bontade, oh clemenza di un amico sovrano! D'un eroe sì pietoso voglio baciar la mano. (Vuol prenderlo per la mano.) |
|
GIACINTO: |
Oh, non voglio. (Si ritira.) |
|
CAVALIERE: |
Lasciate. (Come sopra.) |
|
GIACINTO: |
No certo. (Come sopra.) |
|
CAVALIERE: |
Mio signore. (Come sopra, incalzandolo.) |
|
GIACINTO: |
Amici. (Raccomandandosi agli Armati per paura.) |
|
CAVALIERE: |
Che temete? (Ritirandosi.) |
|
GIACINTO: |
Io? Non ho alcun timore. (Mostrandosi intrepido.) |
|
CAVALIERE: |
Di me siete sicuro. Pericolo non c'è... |
|
GIACINTO: |
Lasciam questi discorsi. La Contessa dov'è? |
|
CAVALIERE: |
Volete ch'io la chiami? |
|
GIACINTO: |
Questo è quel che mi preme. |
|
CAVALIERE: |
Ora verrà, ma in prima vuò che parliamo insieme. |
|
GIACINTO: |
Sopra che? |
|
CAVALIERE: |
Sopra il modo, con cui trattar dovete I sponsali con essa. Favorite, sedete. |
|
GIACINTO: |
Non occorre. |
|
CAVALIERE: |
Vi prego. |
|
GIACINTO: |
Sto bene. |
|
CAVALIERE: |
Favorite. Vi spiccio in due parole. |
|
GIACINTO: |
Ehi, di qua non partite. (Agli Uomini, e siede.) |
|
CAVALIERE: |
Restino, che ho piacere. Sedete, buona gente, Ma vedervi non voglio star lì senza far niente. Chi è di là? (Chiama i Servitori.) |
|
GIACINTO: |
Cos'è questo? (Si alza timoroso.) |
|
CAVALIERE: |
Signor, non dubitate. Presto, a quei galantuomini da merendar portate. (Ai Servi.) (I Servitori vanno e vengono portando pane, vino, prosciutto, formaggio, e preparano un tavolino. Gli armati si preparano per mangiare, e posano le loro armi.) |
|
GIACINTO: |
Non posate le armi. (Agli Uomini, che non gli badano.) |
|
CAVALIERE: |
Quivi che n'han da fare? Siete in casa d'amici. Lasciateli mangiare. Preparato ho a quegli uomini un po' di colazione, In grazia del rispetto che ho per il lor padrone. Ma del padrone in faccia è troppa inciviltà; Passino in altro loco a star con libertà. Nella stanza contigua portate il tavolino. (Ai Servitori.) Non temete, signore, che il loco è assai vicino. (Gli Armati prendono essi il tavolino, e con allegrezza lo portano in altra stanza, scordandosi delle loro armi.) |
|
GIACINTO: |
Fermatevi, sentite, l'armi qui non lasciate. |
|
CAVALIERE: |
Gli uomini valorosi se le saran scordate. Subito, servitori, l'armi recate loro. (Sentite: a ciascheduno date un zecchino d'oro, E mandateli in pace, per forza o per amore). (Piano ad un Servitore, il quale unitamente cogli altri prende l'armi, e le porta altrove.) |
|
GIACINTO: |
Resti aperto quell'uscio. |
|
CAVALIERE: |
Di che avete timore? Un uomo, come voi, terribile, famoso, Vergogna è che si mostri codardo e timoroso. |
|
GIACINTO: |
Non temerei nemmeno se fossevi il demonio. |
|
CAVALIERE: |
Venite qua, signore, parliam del matrimonio. La dama non disprezza l'amor del vostro cuore, Di voi non si lamenta, ma sol del genitore. Quando firmò il contratto, se a lei l'avesse detto, Verso di voi mostrato avrebbe il suo rispetto. Disse a me cento volte: Un cavalier sì vago Puote il cuor di una donna render contento e pago. Chi ricusar potrebbe sì nobile signore? Amar chi non vorrebbe un uom del suo valore? (Giacinto si va pavoneggiando.) Ella vi ama, signore, ella è di cor pentita D'aver dissimulato finor la sua ferita. Chiede al vostro bel cuore per mezzo mio perdono, Vi offerisce la destra ed il suo cuore in dono. |
|
GIACINTO: |
Meriterebbe, a dirla, ch'io vendicassi il torto, Ma è donna, e tanto basta; m'accheto, e lo sopporto. Ditele ch'ella venga umile agli occhi miei, Diami la man di sposa, ed io perdono a lei. |
|
CAVALIERE: |
Oh clemenza, oh bontade! oh grazia inaspettata! Vo tosto a consolare la dama innamorata. (Si alza.) Meno non si poteva sperar da un sì bel core; Condurrò la Contessa a domandarvi amore. (Parte.) |