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L'AUTORE A
CHI LEGGE
Non è stravagante che una
Commedia abbia due titoli: ne abbiamo l'esempio
in Molière e molti altri Autori. È bene stravagante piuttosto, che ad una
stessa Commedia diasi un titolo, quando si rappresenta, meno conveniente
all'argomento suo principale, riserbandosi darle il suo vero titolo quando si
stampa. E pure una tale stravaganza ho dovuto io medesimo tollerarla. La
Donna di testa debole, o sia La Vedova infatuata, sono
due titoli che convengono al carattere della donna che forma il protagonista,
ma per certo mio particolare riguardo mi sono contentato d'intitolarla: L'Uomo
sincero. È vero, che siccome lo scioglimento e la parte principale
dell'intreccio s'appoggia all'Uomo sincero, ed è interessato nella
catastrofe, potea sperare che mi venisse passato, ma
le genti, che hanno buon naso, non han lasciato di dire che il titolo non
conveniva coll'azion principale. Ho simulato dentro di me il dispiacere,
vergognandomi di addur la causa di tal licenza, e mi son contentato di dire:
Mai più. Questa è la prima Commedia che ho scritta per
il Teatro Vendramino in Venezia. Dovevasi rappresentare la prima sera, ma io
non ci potei essere, e mi fu raccontato un imbroglio, per cui
mi si ha voluto dare ad intendere, che non fu fatta per mera casualità. Chi non
sa quel che passa nei Teatri, non sa le più belle cose di
questo mondo. Tornando dunque a ripetere, che tal Commedia doveva
rappresentarsi la prima sera, prego il Lettore di osservare in essa con attenzione, aver io fatto studio particolare,
perché figurassero tutte le persone che componevano la numerosa compagnia di
detto Teatro; e precisamente le parti ridicole sono per l'appunto tali quali
devono essere sul nostro Teatro, e come si sono vedute recitare le brave
Maschere all'improvviso. Tutto questo l'ho fatto per
giovare ai Comici precisamente, acciò potesse ciascheduno comparire
decentemente nella prima rappresentazione, e dar speranza al pubblico di veder
tutti brillare nelle Commedie di particolare impegno. Mi fu rotto il dissegno;
si fece in un tempo che il Teatro era stracco, e non bastò per farlo risorgere,
il che poi fu riserbato alla Sposa Persiana. Dirò a questo proposito
un'osservazione che ho fatto colla pratica e con il
tempo. Nella scelta delle azioni, sieno tragiche, sieno comiche, o musicali,
conviene avere un riguardo alla qualità del Teatro, cioè
alla sua grandezza. In un Teatro picciolo riescono bene alcune azioni leggere, familiari, o critiche, ma in un Teatro
grande colpiscono difficilmente, e conviene scegliere azioni grandiose,
strepitose, massiccie. Così la musica in un Teatro picciolo si serve
felicemente di modulazioni più delicate, d'accompagnamenti meno sforzati, ma in
un Teatro grande è necessario lo strepito, tanto nella parte vocale, quanto
nella istrumentale. In fatti alcune Commedie, che mi sono
riescite mirabilmente nel Teatro di Sant'Angiolo, non farebbono lo stesso
effetto in quello di San Luca, ove tutte le cose grandi mi sono andate
prosperamente. Ma un uomo forzato a scrivere tutto l'anno dee
contentarsi di prendere gli argomenti, e grandi, e piccioli, come la fantasia
suggerisce, e il pubblico dovrebbe di ciò contentarsi. Ho detto dovrebbe, ma non posso dire di più. Però mi contento
assaissimo del compatimento che hanno le opere mie; ed è molto, che dopo dieci
anni di continuo lavoro, mi soffrano con sì grande bontà.
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