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Carlo Goldoni
La donna di testa debole

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  • LA DONNA DI TESTA DEBOLE
    • ATTO PRIMO
      • SCENA SECONDA
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SCENA SECONDA

 

Cecchino e dette.

 

CECC. Signora.

VIO. Che cosa vuoi?

CECC. Due signori desiderano riverirla.

VIO. Chi sono?

CECC. Il signor don Roberto ed il signor don Gismondo.

VIO. Vengo subito... Ma in questa camera non vi è uno specchio. Argentina, come ti pare ch'io stia?

ARG. Voi avete buonissima ciera.

VIO. Non dico questo. Il capo mi par d'averlo male assettato.

ARG. In verità, state benissimo.

VIO. Non è vero. Qui sento che li capelli sono arruffati.

ARG. Ma no, vi dico.

VIO. Ma non me ne fido. Vammi a prendere uno specchio.

ARG. E quei signori aspettano.

VIO. Presto, cara Argentina. Se non son quieta, perdo lo spirito.

ARG. Non so che dire; vi contenterò. (Davvero, davvero ho paura ch'ella abbia perso il cervello). (da sé, parte)

 

 

 




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