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| Alberto Nota La fiera IntraText CT - Lettura del testo |
Scena ottava
Astellia, il morettino e i suddetti. Il morettino va a collocarsi presso il teatro.
ASTELLIA (passando davanti agli attori seduti) Signori, io sono la strologa Astellia, che indovina in prosa e in versi a chi vuole, il passato, il presente e il futuro.
DORALISA Volete astrologar me?
ASTELLIA Perché no?
AURELIO Lasciate queste fole al volgo.
LORENZO Oh sí davvero.
DORALISA Per curiosità.
ASTELLIA Dia la mano.
DORALISA Eccola: ah ah ah! (ridendo).
ASTELLIA Il bell'astro di Venere
Presiede a' vostri dí.
AURELIO Vuol dire dunque: tutto ridente e per essa? (ad Astellia).
ASTELLIA Par l'orizzonte lucido;
Ma vapori si addensano,
Si van formando nugoli
E il tempo vuol cambiar.
DORALISA Che sciocca, che sciocca! Marito, datele una piccola moneta, e se ne vada.
ZUCCOLINO Or ora... e di me che vi pare? (ad Astellia che gli prende la mano).
ASTELLIA Marito garbatissimo,
Certo pianeta burbero
Con influsso malefico
Vi sta di sopra: e insegnavi
Che nel mondo variabile
Sbagliano spesso i calcoli.
ZUCCOLINO Che vorreste dire?
LORENZO (Qui ci par del mistero):(da sé).
ASTELLIA Ma rimanete impavido;
Con bella moglie e florida
Non vi è malor durevole.
LORENZO Vedete?
ZUCCOLINO Coteste sono infinocchiature. Adesso... vi pagherò... aspettate... (fingendo di cercare e non trovar moneta).
AURELIO Potete andarvene (mentre dà una moneta ad Astellia, questa gli trattiene la mano).
ZUCCOLINO Illustrissimo, che fa?
ASTELLIA Permetta che per gratitudine io faccia anche a lei la ventura.
DORALISA Caro conte, sí, anche a voi.
AURELIO Io conosco i fatti di casa mia; e non ho d'uopo delle vostre ciurmerie.
ASTELLIA Vostra Signoria crede di conoscerli, e non sa niente (osservando la mano).
AURELIO Che vorreste dire?
ASTELLIA Niente affatto (come sopra).
LORENZO Bellissima, sentiamo.
ASTELLIA La pianticella tenera
Vuol giardiniere assiduo.
AURELIO Spiegatevi.
ASTELLIA Quando la moglie è giovane,
Non si lascia soletta;
Se di star sola annoiasi,
E credesi negletta,
Deh signor conte amabile,
Siam tutte fragilissime;
Pieghi la fronte e gli omeri
Agli accidenti soliti
Di villa e di città. (Entra frettolosa nel caffè).
AURELIO Che diamine ha voluto dire? (a Lorenzo).
LORENZO Lo saprete voi: l'augurio vi ha scosso.
AURELIO Cantano a tutti le stesse favole.
MORETTINO Presto, signori, si va a dar principio al grandioso e mai piú veduto spettacolo della fantasmagoria (entrano molte persone in teatro).
DORALISA Possiamo andare anche noi?
AURELIO Sono a' vostri comandi... Ma che veggo? Berto che viene in tutta fretta.
LORENZO Qualche novità? (si alzano tutti).
DORALISA Che sarà mai?
ZUCCOLINO Premura grande, si è scritto, si aspetta, siam presso al mezzogiorno, ecco il calcolo: è venuto il delegato, ed io son segretario di Valdimora.