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| Carlo Goldoni Il festino IntraText CT - Lettura del testo |
SCENA UNDICESIMA
Don Maurizio, poi la Contessa.
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MAU. |
Credere a chi degg'io? A lei dalla Contessa |
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CONT. |
Ah signor, riparate i miei scorni, i miei danni. |
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MAU. |
Ditemi, è ver che voi invitaste alla festa |
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CONT. |
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MAU. |
Non odo altre ragioni; così mi basta, e vedo Che siete forsennata assai più che non credo. Doletevi di voi, cagion d'ogni periglio; |
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CONT. |
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MAU. |
Più non ascolto gli stolidi lamenti |
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CONT. |
Ah genitor pietoso, uditemi, vi prego: Io fui che l'ho invitata, l'accordo, e non lo nego. Ma dove mi vedeste quest'oggi nel caffè, Con tal sincero affetto mostrò parlar di me; Mostrò cotanta pena degli spiaceri miei, |
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MAU. |
Quel labbro v'ha ingannata; figlia, se così è, |
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CONT. |
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MAU. |
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CONT. |
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MAU. |
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CONT. |
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MAU. |
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CONT. |
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MAU. |
Il piede por non si deve in fallo. Si termini il festino, consumisi la cena; Frenate per poch'ore nell'animo la pena; E questa cautamente agli occhi altrui celata, Ridicola sfuggite di farvi alla brigata. In tempo della festa, o in tempo del convito, Io stesso di Madama ragionerò al marito. Con lei più non favello, starò da lei lontano, Scorgendo che con donna si getta il tempo invano. Mi udirà il Conte vostro, saprà la mia intenzione E al nuovo sol farassi miglior risoluzione. Intanto la prudenza di regola vi sia. |
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CONT. |
Vengo; pietoso il cielo conservi a me l'amore, Se non del sposo ingrato, almen del genitore. Oimè! mi dà conforto il genitor pietoso; |