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| Carlo Goldoni Il festino IntraText CT - Lettura del testo |
SCENA DECIMA
Balestra e detti.
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MAU. |
Genero amato, siete convinto? |
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CON. |
Il sono. |
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MAU. |
Posso sperar che voi... |
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CON. |
Signor, chiedo perdono. Veggo il mio servo, e seco grave dover mi vuole. |
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MAU. |
Con voi gettasi invano il tempo e le parole. |
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CON. |
No, no, vedrete, il giuro... (Hai tu il denar portato?) (a Balestra.) |
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BAL. |
Sì, signor. |
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CON. |
Permettete... Prendo per or commiato. Ci rivedremo. (a don Maurizio.) |
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MAU. |
Ah Conte, veggo il vostro periglio. |
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CON. |
Ci rivedrem. |
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MAU. |
Stassera? |
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CON. |
Signor, non vi consiglio. (parte con Balestra.) |
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MAU. |
Misero! sei perduto. Il vizio in cuor ti regna. Il vizio sulla fronte spiega l'audace insegna. Temi fra' tuoi trastulli del suocero la faccia, E sotto al tuo consiglio si asconde una minaccia. In braccio al tuo destino ti lascio e ti abbandono; Ma della sposa oppressa tenero padre io sono. Finché si può si salvi l'onor di tua famiglia; Soffra disagi ed onte la virtù della figlia, Ma quando il vizio eccede, anche natura insegna A scuotere dal fianco una catena indegna: Che se della tua fama, stolido, a te non cale, Che val la sofferenza, il non parlar che vale? Il mondo che mal pensa, che sa dei tristi ogni arte, Dirà ch'è l'innocente de' tuoi deliri a parte. Onde se nulla giova virtù, costanza, amore, A lei renda giustizia il cielo e il genitore. (parte.) |