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Carlo Goldoni
Terenzio

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SCENA SECONDA

 

Lucano e detti.

 

FAB.

Signor, lascia ch'io baci di questa toga un lembo,

Che Roma copre in faccia delle sventure al nembo.

Tanto l'onor sublime di tuo cliente estimo,

Ch'essere mi procaccio ad inchinarti il primo.

LUC.

Al Senato m'invio. Tu mi precedi, e prendi,

Per l'umili tue cure la sportula che attendi. ( alcune monete a Fabio.)

FAB.

Deh non fia ver... (mostra ricusarle.)

LUC.

Ricevi questo leggier tributo

Dai padri della patria agli umili dovuto.

La cena offriasi un tempo per sportula ai clienti,

Or della cena in luogo, ori si danno e argenti.

LIS.

Ad altri offerte sono le cene ed i conviti.

LUC.

Sì, Lisca, offerte sono le cene ai parassiti.

Chi nome tal non sdegna, alle mie mense attendo.

LIS.

L'onor mi fa superbo; del nome io non mi offendo.

LUC.

Che dicesi da Roma del mio comico vate?

FAB.

Andrà di gloria carco in questa e in ogni etate.

LIS.

Stupido ognun l'ammira.

FAB.

Piace lo stile eletto.

LIS.

Felice è negl'intrecci.

FAB.

Nel scioglierli perfetto.

LIS.

Dai stranieri non ruba.

FAB.

Cerca l'invenzione.

LIS.

Parlasi per giustizia.

FAB.

Non è adulazione.

LUC.

Da me sua libertade Roma impaziente attende.

FAB.

La libertà de' schiavi o si dona, o si vende.

LIS.

Venderla non conviene a chi ha gli erari aperti.

Donarla? Per tal dono si esigono altri merti.

FAB.

Vedrai, se tu lo rendi al libero suo stato,

Mostrarsi l'Africano al benefizio ingrato.

LIS.

Rari son que' liberti che serbino la fede.

LUC.

Mel chiedono gli edili, Lelio, Scipion mel chiede.

Pende da lui soltanto libero andar, se 'l brama;

Il merto e la virtute stima Lucano ed ama.

Vogliano i dei del Lazio che ad un sol punto ei ceda,

Farò che di giustizia l'esempio in me si veda.

Onorerò sua fronte con fasto e con decoro,

Con cene, con trionfi, con profusione d'oro.

Conviterò il Senato, i patrizi, i clienti,

Prodigo in ciò spendendo le mine ed i talenti.

FAB.

Da tutti commendata fia l'opera famosa.

LIS.

Loderà ciascheduno la mano generosa.

FAB.

Con pompa e con decoro sciogli pur sue catene.

LIS.

Onora il tuo liberto coi pranzi e colle cene.

LUC.

Vanne ai curuli edili; sappian che ad essi io vengo. (a Fabio.)

FAB.

Obbedisco. (Son pago, se profittare ottengo.

Abbia Terenzio pure di libertà il tesoro,

Se pascolo alla sete sperar posso dell'oro). (da sé, e parte.)

LUC.

Lasciami solo, e torna all'ore vespertine. (a Lisca.)

LIS.

Godrò l'ore oziose passar nelle cucine.

(Piacemi che Lucano i favor suoi dispense,

Quando de' schiavi in grazia si accrescono le mense). (da sé, e parte.)

 

 

 




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