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| Carlo Goldoni Terenzio IntraText CT - Lettura del testo |
SCENA SECONDA
Creusa poi Livia
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CRE. |
Parla di sposo meco Lucan, quando mi vede. S'inganna, se capace d'amor per lui mi crede, E più se si lusinga, offrendomi l'onore Di nozze sì sublimi, di vincere il mio cuore. La libertade accetto dalla pietà del cielo; So che contribuito v'ha di Terenzio il zelo. Se suo fu questo cuore finor per mio piacere, Ora sarà di lui per legge e per dovere. Livia sen vien; se meco segue ad essere altera, Vo' contro al mio costume risponderle severa. |
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LIV. |
Fama, Creusa, è vera di te poc'anzi intesa? |
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CRE. |
(Diasi al fasto egual pena). (da sé.) Sì, libera son resa. |
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LIV. |
Franca rispondi, ardita. |
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CRE. |
Stile appresi romano. |
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LIV. |
Sposa sarai tu presto? |
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CRE. |
Sta l'esserlo in mia mano. |
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LIV. |
Di qual felice eroe dono sarà il tuo cuore? |
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CRE. |
Forse di tal, per cui Livia ha rispetto e amore. |
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LIV. |
Di Terenzio? |
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CRE. |
Di lui dunque tu vivi amante. |
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LIV. |
Menti. |
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CRE. |
Mentir si dice chi maschera il sembiante. |
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LIV. |
Greca svelar mal puote delle Romane il fuoco. |
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CRE. |
Di te la debolezza conoscesi per poco. |
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LIV. |
Tal favelli a Romana? |
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CRE. |
De' fregi tuoi preclari Sol duemila sesterzi mi rendono del pari. |
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LIV. |
Esser non puoi vantarti nata a' sublimi onori. |
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CRE. |
Chi sa che gli avi tuoi non fossero pastori? |
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LIV. |
Anche l'aratro in Roma ne' cittadini è degno. |
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CRE. |
Superbia in ogni stato è di viltade un segno. |
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LIV. |
Perché in Grecia non torni? |
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CRE. |
Quivi restar consento. |
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LIV. |
Per far la tua fortuna? |
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CRE. |
Per fare il tuo tormento. |
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LIV. |
Libera ancor non sei, moglie non sei tu ancora. Conoscerti, pentirsi di ciò può chi t'adora. Ed io che agl'infelici avversa esser non soglio, Giuro vendetta, e giuro frenar quel folle orgoglio. |