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| Carlo Goldoni Terenzio IntraText CT - Lettura del testo |
SCENA ULTIMA
Critone ed i suddetti.
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LUC. |
M'ingannasti, Terenzio? |
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TER. |
Non t'ingannai, se meco Venne a chieder la schiava col tuo contratto un Greco. Più del mercante estinto avea ragion sul patto L'avolo, che il contante offriati del riscatto; Ma l'amor tuo sapendo.. deh mi perdona... in parte Mi suggerì il ripiego al cuor la comic'arte: Quell'arte onde più volte lodasti in me l'ingegno, Di sostenere in scena qualche simile impegno. Signore, alla catena torno, se reo in ciò sono... |
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LUC. |
No, la colpa felice approvo, e ti perdono. |
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DAM. |
Signor, pronta è la cena. (a Lucano.) |
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LUC. |
Ite contenti e lieti. |
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DAM. |
(Si passano gran cose ai comici poeti!) (da sé.) |
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LUC. |
Roma lasciar destini? (a Terenzio.) |
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TER. |
Andrò, se tu 'l consenti, A raccor di Menandro i sparsi monumenti; Cento commedie ha scritto l'autor greco divino, Degne d'esser tradotte al popolo latino. Salvo s'io torno in Roma, qua i dolci carmi io reco, Quando perir dovessi, in mar periran meco. |
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LUC. |
Tolgano i dei gli auguri. Vanne, ritorna, e vivi. Suda per la tua fama, medita il mondo, e scrivi. Mira, la tua virtute qual ti ha acquistato onore; Spera che il tempo e l'uso rendalo a te maggiore. |
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TER. |
Fine han qui le vicende di Comico Poeta; Peripezia sospesa, catastrofe più lieta. Terenzio a' suoi Romani dir soleva: Applaudite. A' nostri ascoltatori diciam noi: Compatite. |
Fine della Commedia