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| Carlo Goldoni Terenzio IntraText CT - Lettura del testo |
SCENA SESTA
Livia e Terenzio.
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LIV. |
(Partì alfine l'ardita). |
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TER. |
(Scoprir vo' il di lei cuore). (da sé.) |
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LIV. |
Scarso, Terenzio, rendi a tua virtute onore. Trattar con una schiava, d'ogni rispetto indegna, A un uom del tuo valore prudenza non insegna. Tu mostri co' tuoi carmi in che il dover consista, Ma poco dall'esempio chi ti conosce acquista. È ver, te pur fra' lacci sorte guidò proterva, Ma l'alma d'un uom dotto comanda, e non è serva. |
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TER. |
Trattar con i più grandi, trattar con i più abietti, Dee quel che cerca al mondo i comici soggetti: Però dalla tua schiava, che mostra un cuor gentile, Apprendo gli argomenti d'un animo non vile. |
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LIV. |
Non può nutrir virtudi Greca venduta in seno, Sol d'eroine abbonda il romuleo terreno. Qui Pallade e Minerva hanno i dovuti onori, Qui Venere dispensa le grazie ed i favori. Esser può saggia altrove, può splender come stella, Sarà donna straniera men colta e meno bella. |
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TER. |
Perdonami... |
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LIV. |
Contrasta meco uno schiavo invano. Di Roma non conosce i pregi un Africano. Il tuo saper t'innalza, ma il basso in te prevale, De' miseri stranieri difetto universale. |
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TER. |
Faccian del Tebro i numi, che al ver mia mente salga E quel che ne' Romani prevale, in me prevalga. |
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LIV. |
Principia dalla stima maggior del nostro sesso. |
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TER. |
Per te dell'eroine stima maggior professo. |
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LIV. |
Per me? (dolcemente.) |
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TER. |
Tuo merto il chiede. |
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LIV. |
Per me le donne apprezzi? |
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TER. |
Lo mertan tue virtudi, l'esigono i tuoi vezzi. |
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LIV. |
Olà. Tale a Romana schiavo favella ardito? S'altri che te il facesse, non andrebbe impunito. |
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TER. |
Se per lodar tuoi pregi ingiuria a te si reca, Per me fia men periglio trattar la schiava greca. |
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LIV. |
No, dal tuo cuor quel nome porre tu devi in bando. Sfuggir devi Creusa; lo voglio e lo comando. |
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TER. |
Son vil, se per le schiave s'abbassa il mio pensiero; Son, se a Romane aspiro, prosontuoso altero. Onde se fra gli estremi mezzo trovar non basto, Dovrò, sino ch'io vivo, starmi solingo e casto. |
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LIV. |
Il bel de' tuoi pensieri, il vezzo de' tuoi carmi, Han l'arte di piacere, han forza d'obbligarmi. A te penso, o Terenzio, più che non credi, e invano Pensar non mi lusingo, in favor di un estrano. |
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TER. |
Degno di grazia tanta non son io, lo confesso; Né so se ringraziarti nemmen mi sia concesso. Non so se alla clemenza, di cui tu mi fai degno, Possa il beneficato dar di rispetto un segno. |
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LIV. |
Non sol lo puoi, ma il devi. |
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TER. |
Ecceder non vorrei Coi termini il confine prescritto ai dover miei. |
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LIV. |
Un comico poeta, un peregrino ingegno, Che di pensier vezzosi, che di concetti è pregno, Sa quel che a lui s'aspetta, sa quel che più conviene A donna che si spiega vegliar per il suo bene. |
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TER. |
A donna che vegliasse per il mio ben soltanto, E a me non opponesse dell'eroine il vanto, Termini convenienti direi del mio rispetto. |
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LIV. |
Di rispetto soltanto? |
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TER. |
E termini d'affetto. |
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LIV. |
Fammi sentir, Terenzio, prova del dolce stile, Che grato usar sapresti con femmina più vile. |
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TER. |
Donna, direi, che in seno tanta pietate accoglie, Grato secondi il cielo in mio favor tue voglie. Alto di me disponi, dispon di questo cuore: T'offro, qual più ti piace, la servitù o l'amore. |
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LIV. |
A chi parli, Terenzio? |
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TER. |
Parlar così dovrei A donna che gradire potesse i sensi miei. |
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LIV. |
Teco non sono austera, non son di grazie parca; Stimerei di te meno un principe, un monarca. Roma sprezzar c'insegna chi di lei non è figlio; Ma rispettare il merto è nobile consiglio. A te che per virtute resero i dei felice, Permettersi può quello che a uno stranier non lice. |
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TER. |
Dunque, se m'avvaloro per tua bontade estrema, Se più il tuo servo onori di scettro e diadema, Lascia ch'io sfoghi in parte il giubilo che pruovo... |
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LIV. |
(Si rivolta altrove, in atto di arrossire.) |
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TER. |
(Costei m'offre alle scene un carattere nuovo). (da sé.) Lascia che dir ti possa, ch'hanno formato i numi Per far altrui felice quel volto e quei be' lumi!... |
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LIV. |
Basta così. |
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TER. |
M'accheto. |
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LIV. |
Parti. |
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TER. |
Obbedisco. |
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LIV. |
E bada Che il temerario piede a Creusa non vada. |
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TER. |
Questo piè, questo cuore, e tutti i sensi miei In traccia andranno ognora... se potessi, il direi. Celo nell'alma a forza rio dolor che m'aggrava. Livia, tu non m'intendi. |
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LIV. |
Sì che t'intendo. |
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TER. |
Brava. |