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Carlo Goldoni
Terenzio

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SCENA QUINTA

 

Damone e detti.

 

DAM.

Signor.

LUC.

Che vuoi, importuno? (alterato.)

DAM.

Perdono io ti domando.

Non sapea... chiudo l'uscio, e aspetto il tuo comando. (accennando di partire per cagion di Creusa.)

CRE.

Sciocco! (a Damone.)

DAM.

La spiritosa! (a Creusa, con caricatura.)

LUC.

Che dir volevi, audace? (a Damone.)

DAM.

Tornerò. Colla schiava segui la tresca in pace. (vuol partire.)

LUC.

Fermati.

DAM.

Non mi muovo.

LUC.

Perché sei tu venuto?

DAM.

Credimi, colla Greca non ti aveva veduto.

CRE.

(Vil gente scellerata!) (da sé.)

LUC.

Parla. (a Damone.)

DAM.

Un cursor togato

Venuto è ad invitarti in nome del Senato.

LUC.

Vadasi. Oltre al dovere sarò da' padri atteso.

Tu resta, e ciò rammenta ch'hai da' miei labbri inteso; (a Creusa.)

Rammenta che alle preci disceso è il tuo signore.

(Amante, e non nemica, brama d'averla il cuore). (da sé, e parte.)

 

 

 




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