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| Carlo Goldoni Terenzio IntraText CT - Lettura del testo |
SCENA SESTA
Creusa e Damone.
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DAM. |
(Se ami Lucan Terenzio, ciascun lo può decidere; Con lui fin nella casa la donna vuol dividere). (da sé.) |
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CRE. |
Di', che mediti, audace, di me nel tuo pensiero? |
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DAM. |
Io sono un indovino, che medita sul vero. |
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CRE. |
Vattene. |
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DAM. |
Qui vo' stare. |
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CRE. |
Anima vile! |
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DAM. |
Greca. |
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CRE. |
Perfido! |
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DAM. |
Greca. |
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CRE. |
Indegno! |
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DAM. |
Greca. |
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CRE. |
Ribaldo! |
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DAM. |
Greca. |
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CRE. |
Che dir col dirmi Greca, pensi co' labbri tuoi? |
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DAM. |
Dir tutto il male intendo, che immaginar ti puoi. |
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CRE. |
Vile Africano indegno, che da' Romani apprese La gloria a invidiare dell'Attico paese! Prima che Roma fosse, era famosa e forte La madre de' sapienti, città di cento porte; E Sparta, e Acaia, e Creta, e tante altre che han reso, Più assai che non è il Tebro, conto il Peloponneso. Roma si vanti pure capo del mondo altera; Ma sol secoli cinque son ch'ella nacque e impera. L'epoca della Grecia, cangiata in vario stato, Confina con il tempo del mondo rinnovato; Nell'Asia e nell'Europa l'ampio dominio estese; Roma da Grecia i riti e le sue leggi apprese. |
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DAM. |
Per me parlasti greco, però non ti rispondo. Il dì quando son nato, per me principiò il mondo. E quando sarò morto, il mondo avrà il suo fine; Altr'epoche non curo né greche, né latine. Gli Ateniesi in Roma so che son furbi e scaltri. Possano crepar tutti, e tu prima degli altri. |