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Scena nona
Cristina, un servitore vecchio, e detti.
cristina (vedendo Fabrizio) (Oh povera me!... non
sono in tempo di tornare indietro).
fabrizio Che cosa fate voi qui?
cristina La padroncina mi manda a casa a prendere il suo
ricamo.
fabrizio Incominciamo male se mia cognata vi lascia uscire.
cristina Non vedete? mi ha fatto accompagnare dal suo
servitore.
fabrizio Da quella testa di legno?... Oh sí che siete sotto a
una buona guardia!... (intanto Cristina ha colto il momento per fare dei
cenni a Ludro).
ludro (La cameriera vol dirme o darme qualcossa...)
gherardo (al proscenio adocchiando Fabrizio e crollando il
capo) (Pensare che io desiderassi una tal parentela?...)
fabrizio E che bisogno c'era del ricamo?
cristina Siccome sono i manicini che lavora per voi...
ludro (ch'è passato fra Fabrizio e Cristina, volge le
spalle a questa, tenendo con arte il cappello dietro la schiena) La
se assicura, sior Fabrizio, che quela puta xe una perla: che no la darave un
dispiacer a so pare...
Cristina con destrezza lascia cadere il biglietto,
che Lodovico ha dato ad Angelina, nel cappello di Ludro.
fabrizio Non mi seccate, non mi venite dintorno...
ludro No ocore altro; per mi basta cussí (leva il
biglietto dal cappello e va verso il fondo).
fabrizio Andate pure a casa a prendere quello che avete
detto... Anzi vi accompagnerò io.
cristina Ed io per farvi vedere che non sono uscita con cattive
intenzioni, se me lo permettete, mi metterò sotto il vostro braccio.
fabrizio No, no, non serve. (Se la mia governante vede, può
brontolare...) Andate innanzi. - Dunque siamo intesi, signor conte.
gherardo Perfettamente. Come io ho provveduto a mio figlio, voi
pensate a custodire la vostra.
cristina (Che sento! è il padre).
fabrizio Come voi avete provveduto al signorino, in egual modo
sarà custodita la figlia mia.
cristina (Starebbe bene!)
gherardo (salutandolo e partendo) A buon
rivederci.
fabrizio (egualmente) Devotissimo servo.
gherardo (Eh furbo, furbo!...)
fabrizio (Eh volpone, volpone!) (partono; Gherardo da una
parte, Fabrizio, Cristina e il vecchio servitore dall'altra).
ludro (che si è trattenuto sulla soglia del caffè
leggendo di nascosto il biglietto) Bela, bela da galantomo! (Avanzandosi)
La puta fa capitar in te le mie man un biglieto del so moroso, che no so po
come diavolo el ghe l'abia podesto far aver. (Legge) «Un miglio
distante da Venezia ho dato uno zecchino ai barcaiuoli, e ho fatto tornar
indietro la gondola. Il vecchio Gregorio voleva opporsi, ma io, fingendo di
essere risoluto per disperazione a gittarmi in laguna, l'ho intenerito, è
tornato indietro con me, ed ora è chiuso in casa mia sotto la sorveglianza di
Berto». - Evviva sior pare! El l'ha fata da zovene de spirito. Eh no gh'è da
che dir: chi sta co mi impara sempre qualcossa de bon! - Se vede che la regazza
m'ha fato aver sto biglieto perché mi in qualche maniera meta man... Ma come
s'ha da far? Persuader i do vechi a consentir, questo xe impossibile!... Farghe
far qualche maron ai do zoveni, manco che manco, perché po la vegnarave a
cascar su le mie spale, e mi per cento mile rason gh'ho bisogno de star ala
larga dala giustizia. - (Pensando) Animo, sior Ludro belo, qua
bisogna trovarghene fora una de nova, e che la sia degna de vu, perché se no la
xe nova no la val gnente. (Si stropiccia la fronte) No gh'ho
gnente... So' vodo... - Eh ma no importa: da qua mezz'ora vegnarà fora
qualcossa de bon.
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