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| Giacomo Lubrano Sonetti IntraText CT - Lettura del testo |
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ALLO STESSO
Padre, che contemplandomi fecondo, ad un pensier vital genero il Verbo: Verbo, che dove nasco entro mi serbo, ed erede di me non son secondo.
Spirto immortal, che Creator d’un Mondo sveglio Aurore al Fedel, Notti al Superbo; volgo il Ciel mite a’ Giusti, a gli Empi acerbo; pongo in tron la Virtù, la colpa a fondo.
Un Sole di tre Soli, e di tre ardori, foco sempre spirante, e sempre acceso; immutabil ne’ sdegni, e negli amori.
Son saper tutto luce, e nulla inteso: massimo dentro me, senza Maggiori, sol da me incomprensibile compreso.
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