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Giacomo Lubrano
Sonetti

IntraText CT - Lettura del testo

  • LXXV
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LXXV

ALLO STESSO

 

Padre, che contemplandomi fecondo,

ad un pensier vital genero il Verbo:

Verbo, che dove nasco entro mi serbo,

ed erede di me non son secondo.

 

Spirto immortal, che Creator d’un Mondo

sveglio Aurore al Fedel, Notti al Superbo;

volgo il Ciel mite a’ Giusti, a gli Empi acerbo;

pongo in tron la Virtù, la colpa a fondo.

 

Un Sole di tre Soli, e di tre ardori,

foco sempre spirante, e sempre acceso;

immutabil ne’ sdegni, e negli amori.

 

Son saper tutto luce, e nulla inteso:

massimo dentro me, senza Maggiori,

sol da me incomprensibile compreso.

 




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