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Giacomo Lubrano
Sonetti

IntraText CT - Lettura del testo

  • LXXXIV
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LXXXIV

LA SPELONCA DI SANTA ROSALlA NEL MONTE

PELLEGRINO IN PALERMO SEMPRE GOCCIOLA

 

Di Pellegrino Monte erte ruine

Reggie già fur di romitella Rosa,

che de l’Amor divin Vergine sposa,

di vive stelle imporporò le spine.

 

Flebili i sassi in tenerezze alpine

serban di sì bel fior l’ombra odorosa;

e gocciolando van pioggia pietosa,

onde la Fede se n’imperli il crine.

 

Di liquidi prodigii alto lavoro

forma ogni stilla, e l’umida spelonca

più che il Cile e ’l Pegù, tutta è tesoro.

 

Eco di glorie vi susurra, e tronca,

Godi — dice a l’Oreto. — Io cangio in oro

ricca a gli argenti tuoi la Patria Conca. —

 




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