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Giacomo Lubrano
Sonetti

IntraText CT - Lettura del testo

  • LXXXVII
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LXXXVII

SAN FRANCESCO XAVERIO SI SOGNA

DI PORTARE SU LE SPALLE UN MORO INDIANO

 

«Io perché no? chi m’incatena il moto?

Ho ben d’un Dio svenato il core erede.

Voi de l’Indo rubel barbare prede

già sospendo a la Croce, e sciolgo il voto.

 

Terrò in faccia a più stragi il guardo immoto,

ché non teme il morir spirto di Fede».

Così sogna Xaverio; e in ombra vede

tributario a’ suoi piedi un Orbe ignoto.

 

Un Moro orrido in viso, irto la chioma,

gli preme il dosso; e di sudor profondo

fa che gioisca e gema a tanta soma.

 

Ponga giù Atlante de le sfere il pondo,

or che gli Alcidi suoi nascono a Roma,

che addormentati ancor portano un Mondo.

 




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