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Giacomo Lubrano
Sonetti

IntraText CT - Lettura del testo

  • XCII
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XCII

SU L’ISTESSO

 

Per fare a i Fati ambizioso scherno,

postumo il Fasto imbalzama gli Estinti;

e perché mostri maschera d’eterno,

stampa in faccia al pallor ostri dipinti.

 

Ma non rinverde mai di morte il Verno

con Assirio licor di Aprili finti;

ché in ceneri dissolve il tarlo interno

gli Elmi guerrieri, e gli Acidalii Cinti.

 

Di bella Eternità lucide tempre

serban d’un casto cor le nevi sole,

senza nebbie di fral, che le distempre.

 

Così nel sen d’incalcinata mole

dura intatto Xaverio, e vive sempre:

ché negli Occasi suoi non manca il Sole.

 




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