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Giacomo Lubrano
Sonetti

IntraText CT - Lettura del testo

  • XCIV
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XCIV

LUCIFERO CONFUSO DALL’UMILTÀ

DI SAN FRANCESCO BORGIA

 

«Non più vendette, o Ciel, non più ruine;

bastan le furie mie per miei tormenti.

Volli rapire al Verbo Idee divine,

con un desio collateral de’ vènti.

 

Ciò che l’Ambizion mi cinse al crine,

fu catena di serpi e di spaventi:

e perché il mio dolor non abbia fine,

mi precipita ancora i pentimenti.

 

Di un umil Borgia i maestosi lumi

mi accrescon ombre al cor, smanie al pensiero:

e in carcere di fiamme odio i miei fumi.

 

Piango confuso, e mi distruggo altero;

e mentre il miro sfolgorar fra’ Numi,

imitarlo non posso, e mi dispero».

 




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