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Giacomo Lubrano
Sonetti

IntraText CT - Lettura del testo

  • CXXIX
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CXXIX

SI SCUSA CON N.N. DI NON POTER MEZZO PARALITICO

LODARE IL SIGNOR DOMENICO AICARDI;

NELLA CUI ARME SON TRE CUORI, E TRE CARDI

 

Godono gli Usignuoli in grembo a i Cardi

temprar l’aria canora in dolci accenti,

e far che in gorghe tremole di vènti

gioisca al suon di armoniosi dardi.

 

Io che appena la lingua a passi tardi

muovo rauco Cantore orbo di denti,

fiato e voce non ho, che ardita tenti

formar voci d’applausi a un Aicardi.

 

Ma se nel Ciel si spira, onde vien detto

l’eterno Spirto de i divini Amori

parto di Volontà, non d’Intelletto:

 

per ammirar la gloria de’ tuoi Allori,

col mutolo del cor vero Dialetto,

le Potenze de l’Alma offro a tre Cori.

 




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