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Giacomo Lubrano
Sonetti

IntraText CT - Lettura del testo

  • CXXXII
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CXXXII

ALL’ISTESSO

 

La Terra anco è mortal: trema e si scote

di parletico umor turgida il seno:

e se le pèsti sue smaltir non puote,

trasuda in zolfi, e bóllica in veleno.

 

Di astrolaghi presagi al guardo ignote

le vertigini occulta; e al Ciel sereno,

quando l’acque del mar dormono immote,

tanto imperversa più, quanto vien meno.

 

E pur deluso l’Uom pensa sicuro

vivere ad anni lunghi in bel soggiorno,

ove si celan tombe entro ogni muro.

 

Napoli a Te: le tue grandezze un giorno

men la Fama saprà dir che furo,

presso il Sebeto a piangerne lo scorno.

 




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