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| Giacomo Lubrano Sonetti IntraText CT - Lettura del testo |
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V
Quai di Natura inusitati incanti fan d’un Verme villan Tessalo Mago? Che a lente linee circolando vago, tesse col labro orientali ammanti.
I serici tesor’ sono i suoi vanti, onde di Frigia insuperbisce l’ago. Vive in sé chiuso, e del morir presago spezza la tomba, e vola infra i volanti.
Metamorfosi bella! Io godo, e miro; ne più del fango uman vili i natali con palpebre d’orror piango e sospiro.
Non vi temo o degli Astri ire fatali. Ecco brilla ne l’Or, chi nacque un Iro; chi serpeggiò bambin, morendo ha l’ali.
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