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Giacomo Lubrano
Sonetti

IntraText CT - Lettura del testo

  • XXXIV
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XXXIV

ORIUOLO AD ACQUA

 

A che sognar con temerarii vanti

secoli ne l’Età mezzo sparita,

se bastan sole ad annegar la vita

minutissime gocciole d’istanti?

 

Voi talpe di Ragion delusi Amanti,

a ravvedervi in picciole urne invita

meccanico Cristal; e in sé vi addita,

quasi stille del Tempo, i giorni erranti.

 

Quanto è, quanto sarà s’imprime in acque,

cifra di fughe; e in fluido feretro

naufraga sepellito il ‘Fu’ che piacque.

 

Se no ’l credi, o Mortal, vòlgiti a dietro:

e mira l’esser tuo, che al pianto nacque,

struggersi a stille in agonie di vetro.

 




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