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| Giacomo Lubrano Sonetti IntraText CT - Lettura del testo |
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LXXXV SANT’IGNAZIO DI LOJOLA NON LASCIÒ MAI RITRARSI IN VITA. S’ALLUDE ALLE STELLE CHE SCINTILLARONO SU LA SUA SEPOLTURA
Arso di zel multiplicò sembianti Ignazio, luce a tutti, ombra a se stesso: sdegnando da pennelli essere espresso, or severo di ciglio, or molle in pianti.
Quelle in varii riguardi arie incostanti fur de le sue virtù stabile eccesso: colpa di Arte non fu, che vide in esso un Proteo di più Eroi, e di più Santi.
Chi mai pinger potea al vivo, al vero una beata infinità d’imprese, ed in un Uom l’Apostolato intero?
Morto il pinse la Gloria, e ben l’intese; perché a ritrar d’Ignazio il cor guerrero, con azurri stellati il Ciel discese.
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