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Giacomo Lubrano
Sonetti

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  • XCVII
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XCVII

ALLO STESSO

 

O di barbara selva empii germogli,

odii ramosi e rustiche saette,

chi vi aguzza? e con rabbia di vendette

vi dà peso di orror, suon di cordogli?

 

Non basta, oimè, che di ferrigni orgogli

s’armi l’Abisso all’Idolatre Sètte,

se con le canne ancor di stragi infette

nòve pene non trae da vivi scogli?

 

Ma tormentate pur, che forte esangue

Marcello a la sua Fé sveglia le calme,

se tempestan le dita in mar di sangue.

 

Terror de’ rei e vincitor de l’alme

gioisce, che non può la man che langue

carca di più trofei stringer le palme.

 




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