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Giacomo Lubrano
Sonetti

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CV

ALL’ELOQUENZA DELLO STESSO

 

Da le ancudini Etnee non esca il tuono

a vendicar le vostre offese o Cieli,

ché basta a incenerir cento Babeli

ove perora sol d’Edero un suono.

 

Un fulmine per lingua egli ebbe in dono

a strugger vizi, ad animar Vangeli:

se lampeggia col dir, romponsi i geli

di chi pretese in Aquilone il Trono.

 

Nestori al Campo e Roscii a le scene

non invidia la Fama a’ tempi nostri,

né Tullii a Roma, o Pericli ad Atene.

 

Tutti un Edero vince in sacri Rostri;

e vincerebbe ancora in dotte Arene,

se a l’Eloquenza mai nascesser Mostri.

 




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