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Giacomo Lubrano
Sonetti

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  • CXXIII
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CXXIII

AL SIGNOR DON GIOSIA ACQUAVIVA

XIV DUCA D’ATRI FEBBRICITANTE

 

Con incendio febril, qual rabbia d’angue

sibila nel tuo cor, morde le vene?

Par che ti serpa in viso, ed avvelene

gli spiriti vitali al regio sangue.

 

Ah non fia mai, che tramortisca esangue

il primo onor de l’Itale Sirene!

Fiato non ha la Fama a le tue pene,

a le sincopi tue la Gloria langue.

 

Febo, che spesso inviti Eroe sì degno

al Pindarico suon di cetre Argive,

spegni a l’ardor che fuma omai lo sdegno.

 

Non vedi tu che le Castalie Dive

specchio non han da rabbellir l’ingegno,

se van torbide in Pindo l’Acquevive?

 




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